Anche per McKinsey il sonno è fondamentale per le performance del manager

Imparare a dormire bene è una condizione fondamentale per rendere meglio al lavoro, soprattutto per i manager.

Un buon sonno non migliora solo l’umore e la salute, ma anche le performance lavorative, quindi il fatturato dell’azienda. È questa la tesi di una ricerca di McKinsey, società di consulenza a livello mondiale, secondo la quale il leader migliore è quello che dorme bene. Il motivo? Vari studi scientifici hanno dimostrato che non riposare a sufficienza compromette le prestazioni dei manager, soprattutto perché mina le qualità di leadership.

A differenza di altre aree del cervello, infatti, la corteccia prefrontale, che dirige le facoltà mentali di grado superiore (come il problem solving, il ragionamento e la pianificazione) non è in grado di far fronte a un’insufficienza di sonno. In particolare, secondo McKinsey dormire poco o male influisce negativamente sulle quattro qualità principali dei leader: forte orientamento ai risultati, capacità di risolvere i problemi, individuare punti di vista alternativi e aiutare gli altri.

La soluzione? Gli esperti del colosso della consulenza suggeriscono alcune metodiche – appositamente pensate per le aziende – per aiutare i dipendenti a raggiungere performance lavorative più elevate grazie a un sonno migliore.

Come prima cosa bisogna verificare che i dipendenti non soffrano di disturbi come insonnia o apnee notturne che causano sonnolenza e deficit d’attenzione. Vanno introdotti turni e lavoro da casa per diminuire lo stress, bloccando le e-mail fuori orario d’ufficio per frenare l’abitudine di lavorare fino a tardi la sera. Poi vacanze obbligatorie: è fondamentale prendere ferie e, soprattutto, non lavorare mentre si è in vacanza. Infine, stanze in ufficio appositamente pensate per dormire: secondo le ricerche un pisolino della durata da 10 a 30 minuti migliora l’attenzione e la produttività fino a due ore e mezza.

 

Senza scopo di lucro

Il punto di vista di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

Assidai, così come il FASI di cui per molti costituisce l’integrazione, è un Fondo sanitario senza scopo di lucro. Garantisce prestazioni competitive e trasparenti, in un sistema reso sostenibile, tra l’altro, dalla mutualità tra gli associati e dalla solidarietà intergenerazionale. È la natura non profit a consentire di non porre vincoli di età in entrata né di permanenza, di non chiedere lo stato di salute a chi vuole iscriversi. Dunque, è positivo vedere riconosciuta, nel DL Crescita approvato, la natura non commerciale degli enti e casse sanitarie. Il DL Crescita non ha accordato privilegi ai Fondi sanitari, come frettolosamente è stato scritto. Si è limitato piuttosto a sanare un vuoto legislativo che si era creato con la riforma del Terzo Settore. I Fondi sanitari integrativi possono operare ora in un contesto normativo armonizzato che valorizza il loro ruolo di intermediazione della spesa sanitaria privata, quella che sempre più spesso sosteniamo di tasca nostra. La sanità integrativa calmiera i costi delle prestazioni, assicura la compliance contro fenomeni di infedeltà fiscale, supporta il Servizio Sanitario Nazionale nell’erogazione di prestazioni socio-sanitarie che sono a rischio. Solo estendendo la possibilità di aderire alla sanità integrativa potremmo colmare la domanda sanitaria degli italiani e mantenere il sistema in equilibrio.

“Healthy Manager”, altra campagna, nuovo successo

Cifra record di oltre 6.500 prenotazioni per la visita dermatologica, completa di mappatura dei nei, offerta gratuitamente a tutti gli iscritti Assidai

Nuovo, grande successo per la campagna “Healthy Manager” lanciata a giugno da Assidai e Federmanager che vede come partner i colossi assicurativi Allianz e Generali Welion. Quest’anno, per tutti gli iscritti del Fondo, è stato possibile sottoporsi, in modo completamente gratuito presso la rete di strutture sanitarie aderenti all’iniziativa, a una visita dermatologica comprensiva di mappatura completa dei nei. L’obiettivo? Prevenire eventuali patologie della pelle, a partire dal melanoma, una delle forme di cancro a maggior tasso di crescita negli ultimi anni.

I numeri stimati ad oggi (dati campagna ancora in fase di elaborazione) parlano di oltre 6.500 prenotazioni: un ulteriore passo in avanti rispetto alla campagna 2018 per la prevenzione dell’ictus, che offriva un esame Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (considerato fondamentale dagli esperti per prevenire l’ictus) e che era arrivata a quota 5.933 prenotazioni (il 57% in più rispetto al 2016 in occasione della precedente campagna di prevenzione). Una progressione che testimonia da una parte la maggiore consapevolezza degli iscritti su questo tema, cruciale sia per la tutela della salute sia per il mantenimento, in prospettiva, degli equilibri del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dall’altra il crescente impegno di Assidai sul fronte della prevenzione. Dai dati dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), in Italia vengono diagnosticati annualmente oltre 7.000 nuovi casi di melanoma, che può insorgere ad ogni età, ed è uno dei tumori più frequenti negli adulti di età compresa tra i 30 e 40 anni.

Per questo, la nostra pelle “è un organo da proteggere, curare e preservare con amore, lo stesso che siamo soliti dedicare al cuore e al cervello”, ha ripetuto per anni l’uomo simbolo della lotta contro il cancro, il Professor Umberto Veronesi. Un concetto che riflette perfettamente lo spirito della nuova campagna di prevenzione “Healthy Manager” lanciata da Assidai e Federmanager, che da molti anni si fanno promotori di iniziative per tutelare la salute dei propri iscritti, ricordando quanto sia importante rispettare un corretto stile di vita in aggiunta a piccoli, ma fondamentali, accorgimenti come gli screening di prevenzione primaria efficaci per diminuire o diagnosticare preventivamente l’insorgenza di serie patologie.

Manager, dormire bene aiuta a essere leader e a preservare la propria salute

Secondo l’esperto Peverini bisogna riposare tra le sette e le otto ore a notte

“C’è stato un momento in cui il manager migliore era considerato quello che, insieme ai suoi collaboratori, dormiva poco, rinunciava ai pasti e lavorava anche la notte e in viaggio. Oggi, grazie a più ragionevoli e utili interpretazioni di dati scientifici sul nostro sonno, siamo tornati a una concezione più vicina alla fisiologia umana: per rispondere in modo adeguato agli stimoli lavorativi e al problem solving serve la giusta quantità di sonno e questo vale per tutti i lavori, non solo per i dirigenti”. Francesco Peverini, medico internista, Presidente della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno Onlus, docente ed esperto dello studio e del trattamento dei disturbi del sonno, sposa pienamente la tesi sostenuta da uno studio di McKinsey, secondo il quale il leader migliore è quello che dorme bene.

Dottor Peverini, qual è la dose di sonno ideale per un individuo?

Se parliamo della popolazione in età lavorativa, direi tra le sette e le otto ore. Una quantità inferiore può essere accettabile per i cosiddetti dormitori brevi, che tuttavia sono una parte molto esigua della popolazione. Invece, tutti coloro che affermano di lavorare bene dormendo 4 o 5 ore dovrebbero essere coscienti di condurre una vita a rischio sotto vari profili, tra cui quello cardiovascolare.

Quali sono i danni più significativi che può causare la carenza di sonno a una persona che ricopre ruoli di responsabilità?

Calo di concentrazione, di memoria e di attenzione. Non solo: si sviluppa un senso di urgenza esagerato per le cose e, nell’affrontare i problemi, un’apprensione del tutto superiore rispetto a una persona che ha invece riposato adeguatamente. Altre manifestazioni sono insicurezza, incertezza e difficoltà nel decidere subito il miglior percorso da affrontare oltre che nel mantenere la calma davanti a eventi improvvisi e inaspettati. Da non dimenticare l’elevata conflittualità all’interno di un team.

Ci sono anche effetti negativi nel rapporto con gli altri?

Chi dorme meno, ha una irritabilità maggiore e una suscettibilità eccessiva: è diffidente anche verso chi propone soluzioni ai problemi. Inoltre, cambia la percezione del volto dell’interlocutore: chi dorme poco o male, tende a riconoscere meno le espressioni facciali, diminuendo così la possibilità di interagire efficacemente nel confronto con gli altri, siano essi collaboratori o interlocutori. In definitiva direi che il rapporto sociale non può che peggiorare.

Quali sono invece le conseguenze negative dal punto di vista fisico?

La perdita di qualità o quantità del sonno è legata strettamente alle malattie cardiovascolari. Già la sola privazione cronica di sonno può aumentare la pressione arteriosa o peggiorare un’ipertensione presente. Dormire meno accentua poi il senso di fame per una relazione diretta con l’ormone dell’appetito, la grelina: i bambini, che oggi dormono in media un’ora e mezzo meno rispetto a 10 anni fa pesano mediamente di più; lo stesso vale per gli adulti. Ciò causa la comparsa o il peggioramento di alterazioni metaboliche e di conseguenza anche di rischio cardiovascolare. La carenza cronica e non trattata di sonno, infine, si comporta come una malattia sistemica: con il passare del tempo può generare uno stato di infiammazione cronica dell’organismo che si manifesta con varie alterazioni (vascolari e coagulatorie in primis) e riduce le difese immunitarie con maggiore incidenza di patologie, da virali come raffreddamento e influenza, fino a minare l’integrità dell’organismo rendendolo vulnerabile a patologie molto più importanti.

Possiamo aiutare il sonno con una buona alimentazione?

Naturalmente. Soggetti privati di un sonno efficace, tendono a mangiare più facilmente alimenti ricchi di grassi, carboidrati artificiali e meno verdura. Va invece rispettato il bioritmo e dovrebbe essere mantenuta una regolarità oraria nei pasti: tutto ciò aiuta ad avere meno problemi con il sonno. Più specificatamente, l’alimentazione di una persona che lavora vedrebbe la preferenza per alimenti semplici. La sera è opportuno mangiare carboidrati e verdure rispetto alle proteine, da preferire a pranzo; da evitare gli alcolici la sera e anche l’esercizio fisico praticato troppo tardi.

Un disturbo del sonno può essere sintomo di altre patologie?

I disturbi del sonno possono essere sia un problema primario, come un’insonnia di breve o lunga durata, o essere invece il sintomo di un altro quadro clinico. Elemento importantissimo che solo una visita medica può identificare. La cronicizzazione di un disturbo del sonno, ossia che si trascina per più di tre mesi, potrebbe essere dovuta a disfunzioni della tiroide, alla più nota e subdola sindrome delle apnee notturne o alla meno nota patologia delle gambe senza riposo. In sostanza, condizioni organiche il cui trattamento condurrà anche alla soluzione del problema del sonno.

 

Francesco Peverini è Medico Internista, docente di Medicina Interna e Farmacologia e si occupa da venti anni dello studio e del trattamento dei disturbi del sonno. È responsabile del Centro Multidisciplinare per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno di Roma e di Firenze. Con la Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Disturbi del Sonno Onlus, di cui è Presidente, è impegnato nella ricerca e nella divulgazione delle conoscenze sulla Medicina del Sonno.

 

 

Il Monzino ha una vocazione esclusiva: il cuore

Il Centro Cardiologico milanese è il primo ospedale in Europa di questo genere e reinveste tutti gli utili in ricerca.

Il Centro Cardiologico Monzino di Milano è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico con una grande specializzazione: il sistema cardiocircolatorio. È infatti il primo ospedale in Europa e l’unico IRCCS in Italia a esclusiva vocazione cardiovascolare. Fa parte del gruppo IEO (Istituto Europeo di Oncologia) -Monzino, che reinveste tutti i suoi utili in ricerca scientifica e innovazione, ed è sede principale tematica della UniStatale di Milano. È accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale tramite la Regione Lombardia ed è convenzionato in forma diretta con Assidai.

Punto di riferimento scientifico e clinico in Italia e all’estero, grazie alla sua specializzazione, il Monzino esegue ogni anno un altissimo numero di esami diagnostici, di interventi chirurgici e di procedure invasive con un elevato livello di successo, e gestisce una gran mole di accessi in pronto soccorso (l’Istituto ospita l’unico Pronto Soccorso Specialistico a Milano esclusivamente dedicato alle emergenze-urgenze cardiovascolari).

Oltre all’elevata esperienza dei suoi operatori, il Monzino può contare su dotazioni tecnologiche di avanguardia in tutte le cinque Aree cliniche (Aritmologia, Cardiologia Critica, Chirurgia Cardiovascolare, Emodinamica, Imaging integrata) e nelle sue Unità di Ricerca e di Prevenzione che dispongono di circa 100 ricercatori. Ad esempio, parlando di moderna prevenzione, all’Istituto è operativo Monzino Women, un centro specifico per il cuore delle donne, dedicato alle donne dai 35 ai 60 anni, per aiutarle a migliorare la loro capacità di prendersi cura di se stesse; inoltre è operativo anche Monzino Sport, un centro avanzato di Cardiologia sportiva dedicato agli atleti professionisti e agli amatoriali, per aiutarli a continuare a praticare sport in sicurezza.

Infine, al Monzino è stato creato il primo gruppo di lavoro scientifico per la Prevenzione Digitale, nato per elaborare progetti a supporto della Prevenzione Cardiovascolare di Precisione, che integrino gli strumenti e le tecnologie digitali.

Convenzionamenti diretti, si amplia il network

Assidai punta a potenziare ulteriormente le strutture sanitarie convenzionate allineandosi alla rete del Fasi.

Ormai oltre il 56% delle richieste sono presentate in forma diretta.

Dopo il lavoro svolto nel 2018, Assidai punta ad ampliare ulteriormente le strutture sanitarie in convenzione. Se l’anno scorso il Fondo si è impegnato sull’allineamento delle strutture sanitarie convenzionate al network Fasi, nel 2019 l’obiettivo è proseguire su questo lavoro in base all’analisi, effettuata giorno per giorno, delle migliori strutture sanitarie presenti sul territorio nazionale. Intanto, la qualità della rete Assidai sta progressivamente aumentando e, al tempo stesso, vengono messi a disposizione degli iscritti i vantaggi offerti dalla forma diretta per le necessità mediche.

Ad oggi, il network di strutture sanitarie convenzionate conta oltre 200 case di cura, 480 poliambulatori, 1.270 studi fisioterapici e 7.855 studi odontoiatrici. Dato ancora più rilevante: oltre il 56% delle richieste di rimborso è presentato in forma diretta ed è una percentuale in continua crescita. Il motivo? L’utilizzo delle strutture sanitarie convenzionate e dei medici che fanno parte del network consente all’iscritto di accedere alle cure presso strutture di eccellenza in Italia e di usufruire, seguendo l’iter di attivazione previsto, dell’intervento diretto del Fondo (sia per le coperture integrative Fasi, sia per le coperture dove Assidai interviene come primo Fondo) per il saldo delle prestazioni, subendo così un minore esborso economico.

Inoltre, utilizzando la forma diretta l’iscritto, a parità di prestazione e professionista, paga tariffe più vantaggiose che il Fondo ha concordato con la struttura e, comunque, migliori di quelle agevolate o promozionali applicate per la forma indiretta. Infine, va ricordato che molti Piani Sanitari offrono coperture e garanzie migliori se si utilizza la forma diretta: in questo modo dunque l’iscritto utilizza al massimo delle specifiche potenzialità il Piano Sanitario stesso, generando efficienze per il proprio budget e per Assidai.

mappa convenzioni assidai

ATTIVAZIONE DIRETTA PER ISCRITTI ASSIDAI – FASI (PIANI SANITARI INTEGRATIVI – SECONDO RISCHIO)

L’attivazione è in capo alla Struttura Sanitaria. Al momento della prenotazione della prestazione sanitaria, sia per le prestazioni di ricovero che per le prestazioni ambulatoriali, l’iscritto dovrà prendere contatto direttamente con la Struttura Sanitaria, con almeno cinque giorni lavorativi di anticipo – salvo effettivi casi d’urgenza – rispetto alla data della prestazione e dovrà identificarsi come iscritto Fasi e Assidai. Numero Verde per eventuali informazioni: 800 855 888.

ATTIVAZIONE DIRETTA PER ISCRITTI ASSIDAI (PIANI SANITARI SOSTITUTIVI – PRIMO RISCHIO)

L’attivazione è in capo all’iscritto Assidai. Qualora l’iscritto intenda attivare la copertura prevista dal suo Piano Sanitario dovrà sempre contattare – con almeno due giorni lavorativi di anticipo per le prestazioni sanitarie extra-ospedaliere e cinque giorni lavorativi per i ricoveri – la Centrale Operativa tramite Numero Verde 800 855 888 dedicato e seguire le istruzioni che verranno fornite dagli operatori.

Columbus Clinic Center: innovazione e qualità

Il paziente viene seguito in tutte le fasi del percorso in un contesto di altissimo livello tecnologico e professionale.

La Clinica Columbus è una Casa di Cura privata nel cuore di Milano, che offre prestazioni medico-chirurgiche di alto livello e ha stipulato convenzioni con i principali fondi integrativi e assicurativi tra cui Assidai in forma diretta.

Il paziente viene seguito da professionisti di comprovata esperienza in tutte le fasi del percorso clinico: indagini diagnostiche, trattamento chirurgico, ricovero ed eventualmente anche nella fase di riabilitazione.

La Clinica Columbus è dotata di sette sale operatorie di altissimo livello tecnologico, sempre mantenute all’avanguardia per realizzare interventi secondo le più moderne tecniche chirurgiche, come ad esempio la sala operatoria “ibrida” dove vengono effettuate procedure di cardiologia e radiologia interventistica, elettrofisiologia e chirurgia endovascolare. La struttura è inoltre dotata della strumentazione più innovativa nel campo della chirurgia robotica. Nei blocchi operatori sono infatti presenti sofisticate apparecchiature come il Robot da Vinci X.

Nel 2018 è stato eseguito anche un restyling del 4° piano di degenza con interni moderni e camere luminose, per migliorare l’organizzazione dei servizi e il comfort di pazienti e operatori. Il piano Executive è dotato di 15 nuove camere con opzione di videosorveglianza e videochiamate e grazie all’utilizzo di una connessione remota il medico può monitorare il paziente per garantire una maggiore interazione e un servizio immediato.

La casa di cura dispone di tre letti di terapia intensiva per esigenze post-operatorie e garantisce un servizio di assistenza medica e anestesiologica H24.

La Clinica si fonda su un insieme di valori professionali ed etici che guidano il quotidiano operare quali: professionalità, formazione, collaborazione e trasparenza. L’attenzione è rivolta verso la costante evoluzione della medicina e il piacere di fare sentire i pazienti in un luogo tecnologicamente attrezzato, protetto e confortevole.

Welfare aziendale nelle ultime Leggi di Bilancio

Secondo Attilio Gugiatti (Cergas-Bocconi) bisogna affrontare gli attuali e futuri grandi problemi del welfare, ovvero cronicità, non autosufficienza e sostegno in periodi di mancanza di lavoro e tutela. Per farlo il welfare aziendale è uno strumento adeguato.

Grazie all’impulso fornito dalle ultime Leggi di Bilancio il welfare aziendale è diventato “una componente rilevante delle relazioni industriali, rafforzando al tempo stesso il suo ruolo di integrazione e complementarietà rispetto alle misure più classiche di welfare”. Tuttavia, l’ultima manovra “ha imposto una brusca frenata a questo percorso, concentrandosi più su misure di tipo assistenzialistico che improntate a un concetto premiante dell’istituto del lavoro”. è questa, in estrema sintesi, l’opinione di Attilio Gugiatti, Ricercatore presso il Cergas, Centro di Ricerche dell’Università Bocconi sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale nato nel 1978.

Partiamo dai dati. Qual è ad oggi la diffusione del welfare aziendale in Italia?

E’ stato introdotto all’incirca in un’azienda su due. Più nel dettaglio, secondo i numeri forniti dal Ministero del Lavoro a metà dicembre, su 17.630 contratti attivi a livello aziendale e territoriale, le misure di welfare aziendale erano previste in 8.231 di questi, ovvero nel 46,6% delle imprese. Il Terzo Rapporto di Welfare Index PMI su un campione di oltre 4.000 piccole e medie imprese evidenzia che il 41% ha attivato iniziative in almeno quattro aree di welfare aziendale, soprattutto nell’ambito della previdenza e della sanità integrative, ma anche in aree più innovative come conciliazione vita-lavoro, cultura e tempo libero e nel welfare comunitario. Sono dati rilevanti, figli delle importanti misure di sostegno adottate negli ultimi anni, che hanno contribuito – peraltro in un periodo di crisi economica – a dare vita a una nuova forma di relazioni industriali per promuovere istituti alternativi di welfare che affiancassero quelli tradizionali. Un percorso che ha come obiettivo finale il benessere sia dei lavoratori sia delle imprese.

Ciò si deve alle principali misure introdotte fino ad oggi?

Le misure di agevolazione fiscale sono state utilizzate in maniera crescente per favorire la creazione di uno spazio complementare che affiancasse i tradizionali istituti del welfare. Mi riferisco alle agevolazioni previste per lo sviluppo della previdenza e della sanità integrativa che interessano oggi milioni di lavoratori, allargando spesso i benefici anche ai familiari. Poi, le Leggi di Bilancio per il 2016 e il 2017 hanno dato un impulso notevole allo sviluppo di forme innovative e complementari di welfare, rafforzando le agevolazioni fiscali.

Nell’ultima Legge di Bilancio non si interviene su queste agevolazioni ma, al tempo stesso, non c’è alcun loro potenziamento. Vede più il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

La vedo così: se ho un percorso di sviluppo del welfare aziendale e ogni anno aggiungo un pezzettino, se un anno non cambia niente è un peggioramento. Anche perché la spesa sanitaria privata nel 2017 era a 40 miliardi di euro e nel 2018 è aumentata ancora, incrementando il peso della spesa out of pocket per le famiglie alle prese con le crescenti difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La coperta, insomma, è sempre più corta e il non avere posto integrazioni e riflessioni sul welfare aziendale nell’ultima manovra è un chiaro messaggio politico: si preferisce ragionare in un’ottica assistenzialista piuttosto che di incentivo all’appetibilità di un posto di lavoro e al miglioramento delle relazioni industriali. Un cambio di prospettiva dimostrato anche dal fatto che la manovra ha collocato il tema del welfare aziendale nell’ambito delle politiche della famiglia, che sono solo una piccola parte del welfare, abolendo al tempo stesso la sperimentazione del bonus per le madri lavoratrici per potenziare marginalmente il bonus bebè.

Che cosa serviva invece a suo parere?

Ulteriori incentivi per affrontare gli attuali e futuri grandi problemi del welfare, ovvero cronicità, non autosufficienza e sostegno in periodi di mancanza di lavoro e tutela. Questa Legge di Bilancio non ha avviato alcuna riflessione organica sul welfare socio-sanitario del paese. La popolazione cronica cresce in modo rilevante e per il sesto anno di fila le risorse del Servizio sanitario Nazionale (SSN) sono ferme, portandoci a 1800 Euro di spesa per abitante contro i 2.600 Euro degli inglesi e i 3.300 Euro dei tedeschi. In questo quadro di povertà di risorse e programmatorie risulta altrettanto parziale e frammentata la visione sul welfare aziendale, che si sviluppa positivamente e in forme innovative al di fuori di una necessaria e chiara prospettiva di marcia.

In questo scenario, qual è il ruolo dei fondi sanitari integrativi?

Dal 2010 al 2017 gli italiani coperti da forme di sanità integrativa sono aumentati da 6 milioni a 13 milioni, principalmente lavoratori. Non sono numeri di poco conto. La spesa intermediata si attesta invece attorno a 6 miliardi, a fronte di una spesa sanitaria privata di circa 40 miliardi. Fino ad oggi abbiamo ottenuto un grosso risultato ma c’è ancora molta strada da fare, anche in un’ottica di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, che dovrà sempre più fare i conti con le ristrettezze di spesa, il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, nonché con l’insufficiente ricambio dei professionisti, specie nell’ambito della medicina generale.

Gruppo CDC, diagnostica d’eccellenza per il Piemonte

Con oltre 30 sedi dislocate in modo capillare nella Regione offre prestazioni di qualità, in tempi brevi, con personale esperto e ad alto contenuto tecnologico

Una delle realtà sanitarie più significative e dinamiche del Piemonte, specializzata su un’attività diagnostica completa e di alta qualità, garantita da oltre 30 sedi dislocate in modo capillare su tutto il territorio regionale. È questo, in estrema sintesi il Gruppo CDC – convenzionato in forma diretta con Assidai – nato a Torino nel 1974 e poi sviluppatosi in tutto il Piemonte seguendo una strategia di crescita territoriale molto chiara, che consiste nel replicare il modello di efficienza della sede originaria del capoluogo piemontese, caratterizzata da prestazioni di qualità, erogate in tempi brevi, con personale qualificato e strumentazione di ultima generazione.

Il Gruppo CDC offre dunque ai propri pazienti un percorso diagnostico completo e garantisce un servizio di elevata qualità, avvalendosi per ogni ambito clinico della collaborazione di professionisti medici e tecnici di consolidata esperienza e del supporto di tecnologie e apparecchiature sempre più moderne e sofisticate. L’obiettivo è duplice: la soddisfazione delle esigenze dei pazienti e il miglioramento continuo delle prestazioni erogate sia in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale sia privatamente.

Qualche esempio delle eccellenze del Gruppo? Il Laboratorio di analisi, certificato ISO 9001:2015, effettua oltre 1.000 tipologie di esami, grazie alla presenza interna di tutte le specialità e garantisce un trasporto dei campioni sempre monitorato e a temperatura controllata. La Diagnostica per immagini, invece, offre 12 servizi di radiologia, 58 servizi di diagnostica ultrasonica (ecografia, ecodoppler, ecocardiodoppler), sei servizi di Risonanza magnetica, un servizio TC, sei servizi di TC dentale, due servizi di mammografia e diagnostica senologica, tre servizi di densitometria ossea. Ancora: il Poliambulatorio specialistico vanta 24 poliambulatori con 29 specializzazioni (dall’Allergologia alla Urologia) mentre il settore pediatrico può contare su sette centri pediatrici di eccellenza composti da equipe di pediatri specialisti nelle varie branche. Infine, il centro di Recupero e rieducazione funzionale si occupa di fisiatria, massoterapia, rieducazione individuale e di gruppo, terapie strumentali, logopedia, neuropsicomotricità e psicologia.

Per concludere, va ricordato che i servizi del Gruppo CDC ai pazienti offrono la possibilità di prenotazione online oltre che telefonica, referti online, app e area riservata MyCDC.

 

Ecco i sei grandi rischi della sedentarietà

La sedentarietà aumenta del 35% il rischio di patologie croniche, tra le quali il cancro, e stare seduti fino a 15 ore al giorno comporta diversi problemi per la salute. A dirlo sono i più recenti studi accademici in materia, che sottolineano come passare troppo tempo fermi possa produrre danni sia per il fisico (all’apparato cardiocircolatorio, in termini di sovrappeso, alle articolazioni) sia per la mente, in particolare alla memoria.

Ecco allora i sei grandi pericoli della sedentarietà.

Ansia e depressione

Secondo uno studio pubblicato su Mental Health and Physical Activity, maggiore è il tempo che si passa seduti, più aumenta il rischio di soffrire di disturbi psichici, quali ansia e depressione.

Dolore a collo e schiena

Una cattiva postura da seduti può portare problemi alle vertebre cervicali e a tutta la colonna, avverte il professor Gregory Billy, specialista in ortopedia e riabilitazione alla Penn State University.

Cancro

Una ricerca del Journal of the National Cancer Institute ha evidenziato come ogni due ore extra al giorno seduti aumenti il rischio di tumore al colon e all’endometrio rispettivamente dell’8 e del 10 per cento.

Obesità, diabete e problemi cardiaci

La sedentarietà incide sul metabolismo di grassi e zuccheri e sulla risposta dell’organismo all’insulina. Inoltre, il colesterolo può aumentare. Tutto ciò può quasi raddoppiare le probabilità di diabete e aumentare del 14% il rischio di malattie cardiovascolari.

Ossa fragili

Il movimento sollecita la colonna vertebrale in modo positivo, segnalando alle cellule di rinnovare il vecchio tessuto osseo. Quando invece si rimane troppo seduti il corpo rimpiazza meno di quello che perde, il che si traduce in ossa fragili e in un maggiore rischio di osteoporosi.

Coaguli di sangue

La sedentarietà rallenta il flusso sanguigno nelle gambe, aumentando il rischio di coaguli. Una condizione oltremodo rischiosa per le donne: secondo uno studio, chi resta seduta per più di 40 ore settimanali ha una probabilità più che doppia che un coagulo si sposti ai polmoni rispetto a chi siede per meno di 10 ore.

Fare sport riduce le “giornatacce”

Fare attività fisica in modo regolare aiuta anche la mente: riduce lo stress, previene la depressione e allevia i disturbi dell’umore. A dirlo è uno studio dei ricercatori della Yale University – USA – pubblicato sulla rivista “The Lancet Psychiatry”, che suggerisce anche il giusto tempo da dedicare al fitness: non più di cinque volte a settimana e non più di 90 minuti a sessione, andare oltre può essere controproducente per il benessere psichico. La ricerca ha analizzato i dati di oltre 1,2 milioni di persone, di età pari o superiore a 18 anni, raccolti tra il 2011 e il 2015, che ha fornito un risultato molto chiaro: i soggetti che praticavano una regolare attività fisica avevano trascorso, in media, 1,5 brutte giornate nel mese precedente contro le 3,4 “giornate no” (cioè il 43% in più) vissute da chi non si allenava con costanza. I ricercatori hanno anche osservato che tutti gli esercizi fisici hanno influenzato positivamente l’umore e le condizioni psichiche dei volontari, anche se i più “efficaci” da questo punto di vista sono stati gli sport di squadra (che hanno ridotto del 22,3% la quantità di brutte giornate), il ciclismo (21,6%) e l’aerobica (20,1%).