IWS, il nuovo progetto per la sanità

Intervista a Luca Del Vecchio, direttore generale di IWS: “Vogliamo offrire servizi che garantiscano qualità, affidabilità e innovazione generando valore aggiunto per tutti gli stakeholder del settore”

“Puntiamo a essere una piattaforma di supporto per tutti gli operatori del welfare integrativo contrattuale con particolare riferimento al settore sanitario, comprese le prestazioni per la non autosufficienza”. Luca Del Vecchio, Direttore Generale di IWS – Industria Welfare Salute, sintetizza così il principale obiettivo della nuova società, nata di recente dall’esperienza di Confindustria, Federmanager e Fasi. “L’attenzione per le imprese e per gli assistititi è la nostra massima aspirazione”, aggiunge il manager.

Qual è il vostro spirito e che cosa vi proponete di fare?

Ci terrei a puntualizzare che nasciamo dall’esperienza di Fasi e dei nostri soci legati al welfare contrattuale. Ciò significa che conosciamo bene esigenze e bisogni di imprese, lavoratori e di tutto il mondo della filiera della sanità privata che fa riferimento a Confindustria. Vogliamo offrire ai nostri clienti servizi che garantisca- no qualità, affidabilità e innovazione generando valore aggiunto per tutti gli stakeholder del settore: assistiti, imprese, strutture e professionisti sanitari.

Quale è il valore aggiunto di IWS per il Fasi, per Assidai e per i loro iscritti?

Direi assolutamente la capacità innovativa. Fasi e Assidai hanno un know how pluridecennale (Fasi è sul mercato da oltre 40 anni e Assidai da 30) da valorizzare in un ambiente di natura commerciale quale IWS, che ci auguriamo possa essere messo a disposizione in futuro anche di altre realtà. Riservare la giusta attenzione per gli assistiti e per le imprese è il nostro massimo obiettivo, tenuto conto ovviamente di chi sono i nostri soci. Ritengo, inoltre, che poter contare su una società strumentale e al servizio direttamente degli assistiti, che fanno riferimento ai nostri azionisti, sia un valore aggiunto importante per tutti.

È stato appena lanciato il nuovo prodotto unico Fasi-Assidai per le aziende, quale ritiene siano i punti di forza di questa soluzione?

La ritengo una grande operazione frutto della partnership tra Fasi e Assidai realizzata tramite IWS. Il prodotto è del tutto innovativo basato su un’integrazione pressoché completa del nomenclatore tariffario Fasi a prezzi molto competitivi. Occorre inoltre sottolineare che anche la gestione della richiesta e dell’accesso alle prestazioni tramite il network IWS è unica per entrambi i Fondi, con evidenti vantaggi per gli iscritti e per le strutture sanitarie.

Da poco è anche partita la pratica unica e avete costituito il network di strutture sanitarie che sarà utilizzato sia da Fasi che da Assidai. Cosa può dirci di questi progetti?

Sia il network sia il progetto della pratica unica hanno caratteristiche distintive, visto che peraltro avverranno attraverso il nostro portale IWS. Ritengo siano iniziative che anche le aziende dei nostri assistiti possono e potranno apprezzare. Nello specifico il network ha già ottenuto i primi risultati importanti in termini di numeri di strutture aderenti, mentre la pratica unica avrà, tra l’altro, il vantaggio di ridurre i tempi di liquidazione, la carta e dunque la burocrazia.

Luca Del Vecchio è Direttore Generale di Industria Welfare Salute. Dal 2002, inoltre, siede nel consiglio di amministrazione del Fasi, di cui – dallo stesso anno – è Vicepresidente. Ha ricoperto incarichi di rilievo in Confindustria con particolare focus sulla sanità, sulle politiche industriali, sul welfare e sull’innovazione. Infine, ha lavorato come esperto del Ministero della Salute sul tema dei Fondi sanitari integrativi.

Welfare, la manovra conferma gli incentivi

Come l’anno scorso anche la Legge di bilancio 2020 non cambia il quadro normativo del welfare aziendale su deducibilità e conversione dei premi di risultato. Ricordiamo che nel triennio 2016-2018 il Governo aveva lanciato riforme che hanno sostenuto lo sviluppo di questo settore in Italia.

Ma quali sono le attuali agevolazioni fiscali e, più in generale, qual è il quadro normativo? La Manovra del 2017, come quella del 2016, era intervenuta con misure ad hoc muovendosi principalmente in due direzioni. Da una parte aveva deciso per un “allargamento” del perimetro del welfare aziendale che non concorre al calcolo dell’Irpef (includendo servizi tra cui l’educazione, l’istruzione e altri benefit erogati dal datore di lavoro, per poter fruire di servizi di assistenza destinati a familiari anziani o comunque non autosufficienti). Dall’altra parte aveva ampliato, nei numeri, l’area della tassazione zero per i dipendenti che scelgono di convertire i premi di risultato del settore privato di ammontare variabile in benefit compresi nell’universo del welfare aziendale stesso. In alternativa i benefit saranno soggetti a un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per cento.

Nel dettaglio, il tetto massimo di reddito di lavoro dipendente che consente l’accesso alla tassazione agevolata è di 80mila euro, mentre gli importi dei premi erogabili sono di 3mila euro nella generalità dei casi e di 4mila euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. Infine, la sanità integrativa può andare oltre il limite di deducibilità previsto dalle norme fiscali utilizzando il premio di produttività.

Al via il nuovo network IWS di strutture convenzionate

Garantire ai propri iscritti e a tutte le loro famiglie migliori servizi e tariffe più competitive presso le strutture sanitarie convenzionate, aumentando nel contempo il potere contrattuale nei confronti delle strutture stesse e dei professionisti selezionati per la nuova rete. Questi i principali obiettivi che Fasi e Assidai intendono perseguire con l’ausilio della nuova società IWS – Industria Welfare Salute – per operare nel campo del welfare sanitario.

Analogamente a quanto fatto dal Fasi, anche Assidai ha, quindi, deciso di affidare a IWS l’incarico di convenzionamento e gestione dei rapporti con le strutture sanitarie, socio-sanitarie e i loro medici/chirurghi/odontoiatri.

Dal 1° gennaio 2020 gli iscritti Fasi-Assidai hanno, dunque, un network di strutture sanitarie unico al quale potersi rivolgere, che consente – ferma l’eccellenza qualitativa delle prestazioni erogate – un’ottimizzazione dei costi della spesa sanitaria e dei servizi congiunti, valido per entrambi i Fondi. Le strutture convenzionate sono in continua fase di aggiornamento e sono consultabili sui siti industriawelfaresalute.it, fasi.it e assidai.it.

Per ogni ulteriore informazione c’è il Contact Center IWS al numero 06 955861, attivo, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.00 alle 18.00.

Gli iscritti ad Assidai ma non al Fasi potranno fare riferimento al consueto network di strutture sanitarie e professionisti convenzionati presente sul sito assidai.it.

iws strutture convenzionate

Dal 2020 pratica di rimborso unica per tutti gli iscritti Fasi-Assidai

È il risultato della collaborazione tra i due Enti valorizzata dalla nuova società IWS

Con il nuovo anno è partita la richiesta unica di rimborso per coloro che sono iscritti sia ad Assidai che al Fasi. Un cambiamento importante, e al tempo stesso una svolta per tutti gli iscritti, all’insegna della semplificazione e nell’ottica di un futuro prossimo in cui la dinamica della spesa sanitaria e la crescente competitività del mercato della sanità integrativa pongono sfide importanti. Per questo, anche alla luce e nell’ambito del rinnovo del CCNL Dirigenti siglato da Confindustria e Federmanager lo scorso luglio, Fasi e Assidai hanno deciso di rafforzare la propria partnership, ponendosi un obiettivo chiaro: consolidare le rispettive posizioni di leadership sul mercato e salvaguardare al tempo stesso il patto intergenerazionale tra dirigenti in servizio e pensionati. La collaborazione tra i due Enti è valorizzata dalla nuova società IWS Industria Welfare Salute, costituita da Federmanager, Confindustria e Fasi, alla quale sia Fasi sia Assidai hanno demandato alcune attività strategiche. Ciò consentirà a IWS di semplificare il suo rapporto con entrambi i Fondi per la gestione della pratica unica online.

Nel dettaglio, la nuova società si occupa principalmente di tre aspetti, illustrati nel numero di dicembre-gennaio 2020 di Welfare 24:

  1. la realizzazione di una nuova rete di strutture sanitarie e professionisti convenzionati, improntata ad alti standard di qualità e semplificazione;
  2. una proposta di copertura integrativa Fasi e Assidai unica e innovativa per le aziende;
  3. una pratica di richiesta di rimborso unica per gli iscritti ai due Enti.

Quest’ultima novità rappresenta un grande passo in avanti: grazie a essa, infatti, non è più necessario inviare una doppia documentazione sia al Fasi sia ad Assidai per richiedere i rimborsi, con conseguenti e numerosi vantaggi in termini di semplificazione delle procedure e ottimizzazione delle risorse e con un evidente risparmio di tempo, che per un manager è quanto mai prezioso.

In particolare, per le prestazioni effettuate in forma indiretta, si potrà inviare una sola richiesta di rimborso attraverso il portale industriawelfaresalute.it. IWS trasmetterà la pratica al Fasi e ad Assidai, per quanto di loro competenza. Si precisa che le pratiche inviate in formato cartaceo non potranno essere gestite in “Modalità Unica”, quindi occorrerà continuare a inviare due richieste di rimborso distinte sia al Fasi sia ad Assidai, la cui liquidazione sarà garantita con diverse tempistiche.

L’obesità infantile è un problema per il Paese

In termini alimentari, perché i bambini in Italia manifestano crescenti problemi di sovrappeso e di obesità?

Nell’intera Europa l’obesità infantile è un problema di salute pubblica. In Italia, il 42% dei maschietti è in eccesso ponderale con ben il 21% di obesità, e nelle bambine il 38% è in sovrappeso con il 14% di fanciulle obese: siamo terzi nel Vecchio Continente dopo Cipro e Grecia. Urge dunque una riflessione.

Prima di tutto c’è ancora un problema culturale: se sei grasso è colpa tua. Da poco tempo si è smesso di vedere l’obesità come uno stato di fatto legato alla smodatezza e al peccato di gola e la si considera invece una patologia. L’obesità ha cause complesse: le verità sono tante e le calorie in eccesso sono solo una piccola parte di un’equazione complicata. Ciò detto, però, siccome lo stile di vita è uno dei principali fattori di rischio modificabili, su questo possiamo e dobbiamo lavorare, partendo col piede giusto fin dall’età pediatrica. L’unico che non ha colpa è il bambino, che mangia quello che gli viene messo nel piatto e si comporta, si muove, gioca e fa sport secondo i limiti che gli vengono imposti. L’obesità non dipende certo solo da quello che la mamma mette nel piatto, ma anche dalla scuola, che è parte preponderante del progetto educativo e noi abbiamo le ore di attività fisica scolastica tra le più basse in Europa. Inoltre, dopo aver fatto i compiti, nel tempo libero sono previlegiate le attività sedentarie e nei quartieri residenziali le occasioni per l’esercizio fisico sono poche: bisogna tornare, come negli anni 60, a una politica di facile accesso allo sport.

Alimentazione, l’Italia è in prima fila

Ecco gli impegni adottati dal nostro Paese a livello nazionale e internazionale per raggiungere gli obiettivi Onu e garantire alla popolazione l’accesso a diete sane ed equilibrate.

Un rafforzamento del Tavolo tecnico sulla sicurezza, che raccoglie dati ed esperienze in tutta Italia per evidenziare le abitudini alimentari, e un potenziamento del Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno, che grazie agli effetti positivi sulla salute del bambino e della madre diventa uno degli interventi di salute pubblica più rilevanti in termini di efficacia e di rapporto costo/beneficio. Sono questi alcuni dei principali impegni assunti dall’Italia, a livello nazionale, nell’ambito della Giornata Mondiale dell’alimentazione, promossa dall’ONU e dalla FAO e celebrata in ottobre. A livello internazionale, invece, il nostro Paese si è fatto carico del compito di promuovere specifiche iniziative per la protezione e il recupero delle diete locali tradizionali con specifici programmi e accordi.

La stella polare, in questo contesto, è rappresentata da due documenti chiave “globali”, in quanto approvati dalle Nazioni Unite. Ovvero gli obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015, e la risoluzione “United Nations Decade of Action on Nutrition”, in breve la “Decade Nutrizione”, nata nel 2016, che ha avviato azioni importanti per porre fine alla fame e alla malnutrizione a livello mondiale, assicurando l’accesso universale a regimi alimentari più sani e sostenibili, per tutte le persone, indistintamente e ovunque esse vivano.

Ebbene, usando come punti di riferimento l’Agenda 2030 e la Decade Nutrizione, l’Italia negli ultimi anni si è impegnata su più fronti considerato anche il ruolo chiave di una corretta alimentazione per la prevenzione primaria delle malattie croniche e, dunque, anche per garantire la sostenibilità nel tempo del Servizio Sanitario Nazionale. Tra le linee d’azione, come detto, c’è stato il lancio di campagne di promozione dell’allattamento al seno, che costituisce – secondo l’opinione di molti esperti – il modo di alimentazione migliore e più naturale per neonati e bambini, ma anche l’implementazione di azioni specifiche a tutela delle donne, spesso più vulnerabili alle carenze nutrizionali rispetto agli uomini con diverse e gravi conseguenze sulla loro salute. Non solo: sono state avviate iniziative per la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità infantili, su cui sono già stati stretti accordi con l’industria del settore alimentare per la riformulazione degli alimenti (soprattutto per i bambini) e il miglioramento delle loro caratteristiche nutrizionali; sono stati messi a punto sistemi per eliminare gli sprechi alimentari con azioni specifiche e mirate; infine è stato dato il via a programmi di educazione alimentare all’interno delle scuole e delle comunità locali con interventi e studi pilota.

L’alimentazione è un fattore chiave per la salute della popolazione e l’Italia, ben consapevole di ciò, risulta dunque in prima linea nelle iniziative per tutelarla, sul proprio territorio e all’estero.

Il corretto stile di vita? Attività fisica e a tavola scelte alimentari equilibrate

Intervista al medico e dietologo Marcello Marcelli: “La pasta elemento chiave nella dieta”

“Un corretto stile di vita è fatto di attività fisica sostenibile e di scelte alimentari ragionevoli”. A dirlo è Marcello Marcelli – medico, specialista in Scienza dell’Alimentazione e nutrizione Clinica, Professore a contratto all’Università Tor Vergata e già primario all’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma – il quale rivendica al tempo stesso il ruolo della pasta, e in generale dei carboidrati, nella nostra alimentazione quotidiana.

Quanto è importante una corretta alimentazione per prevenire le malattie croniche?

È del tutto certa la relazione tra stile di vita, obesità, diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. All’interno dello stile di vita, che è un mix complesso di attività fisica, lavoro, stress, sonno, cura della persona, e cosa e quanto mangi, l’alimentazione gioca un ruolo preponderante. Attenzione però: la ricerca epidemiologica è molto brava a stabilire legami tra abitudini alimentari nel loro complesso, morbilità (la frequenza di una malattia nella popolazione, ndr) e mortalità, ma è meno brava a trovare relazioni causali tra il consumo di un singolo alimento e malattie. Faccio un esempio: se in molti studi risulta che il consumo di un particolare cibo “salutista” è protettivo, resta sempre il dubbio che quel cibo sia semplicemente l’indicatore di uno stile di vita attento alla salute. Insomma, chi consuma insalatone e mandorle è anche uno che non fuma, si misura la pressione, si cura, fa attività fisica e così via.

Insomma, è scorretto dire che un particolare alimento fa bene o fa male?

Dal punto di vista scientifico sì. E anche da quello di una sana psicologia del mangiare. Per me il cibo è cibo, non è un tossico, e non possiamo mangiare pane e ansia. è opportuna invece una strategia di fondo fatta di preferenze di consumo: quattro porzioni di frutta e ortaggi, la metà delle calorie da pane, pasta e riso, pochi grassi – se possibile da olio di oliva – variare gli alimenti a elevato contenuto proteico.

“L’obesità infantile è un problema per il Paese”

In termini alimentari, perché i bambini in Italia manifestano crescenti problemi di sovrappeso e di obesità?

Nell’intera Europa l’obesità infantile è un problema di salute pubblica. In Italia il 42% dei maschietti è in eccesso ponderale con ben il 21% di obesità, e nelle bambine il 38% è in sovrappeso con il 14% di fanciulle obese: siamo terzi nel Vecchio Continente dopo Cipro e Grecia. Urge dunque una riflessione. Prima di tutto c’è ancora un problema culturale: se sei grasso è colpa tua. Da poco tempo si è smesso di vedere l’obesità come uno stato di fatto legato alla smodatezza e al peccato di gola e la si considera invece una patologia. L’obesità ha cause complesse: le verità sono tante e le calorie in eccesso sono solo una piccola parte di un’equazione complicata. Ciò detto, però, siccome lo stile di vita è uno dei principali fattori di rischio modificabili, su questo possiamo e dobbiamo lavorare, partendo col piede giusto fin dall’età pediatrica. L’unico che non ha colpa è il bambino, che mangia quello che gli viene messo nel piatto e si comporta, si muove, gioca e fa sport secondo i limiti che gli vengono imposti. L’obesità non dipende certo solo da quello che la mamma mette nel piatto, ma anche dalla scuola, che è parte preponderante del progetto educativo e noi abbiamo le ore di attività fisica scolastica tra le più basse in Europa. Inoltre, dopo aver fatto i compiti, nel tempo libero sono previlegiate le attività sedentarie e nei quartieri residenziali le occasioni per l’esercizio fisico sono poche: bisogna tornare, come negli anni 60, a una politica di facile accesso allo sport.

Ci può indicare una ideale composizione dei pasti durante la giornata?   

Negli anni 80 si insegnava che la ripartizione ideale dell’apporto calorico dei pasti doveva essere il 20% delle calorie totali a colazione, il 40% a pranzo e il 40% a cena. Adesso il ritmo di lavoro è cambiato, ma mentre gli anglosassoni si sono adattati all’orario lungo, adottando una formula di ripartizione calorica 40%, 20% 40%, con un breakfast al mattino che è un robusto pranzo, spezzando a metà giornata con poco e cenando la sera presto, noi siamo rimasti al palo. Solo che poi a pranzo non sappiamo come e dove mangiare e alla fine ci si riduce al tramezzino o al toast al bar, la rosticceria o il take away davanti all’ufficio. Poi, la sera una colazione scarsa e un pranzo povero si sommano a una fame vera e da stress, così si esagera. Non a caso nei nostri ambulatori presentiamo ai pazienti una lista articolata di proposte diverse di pasti ipersemplificati da portare al lavoro (schiscette, panini, barrette, insalatone composite) con il minimo denominatore di una quota calorica decente, in modo da non arrivare stravolti a cena. E comunque, almeno per quanto riguarda l’accesso a un cibo sano, la peggiore mensa è preferibile al miglior bar.

Ci sono alimenti particolarmente efficaci per prevenire le malattie croniche?

Un corretto stile di vita è fatto di attività fisica sostenibile e di scelte alimentari ragionevoli. Noi italiani, che abbiamo il miglior cibo e la migliore cucina del mondo mangiamo 10-12 alimenti: pane, pasta, riso, frutta, ortaggi, patate legumi, pesce, latte e latticini, uova, carni bianca e rossa e grassi di condimento pregiati, come l’olio di oliva. La metà dell’apporto calorico deve arrivare da carboidrati, prevalentemente complessi e questo vuol dire quantità consistenti di pane e pasta. Io sono convinto che la pasta sia un alimento dimagrante, con un ottimo rapporto potere saziante/calorie. Risolte le calorie con cereali, sono obbligatorie almeno quattro porzioni di alimenti vegetali: frutta, verdura, ortaggi. Per il resto occorre esaudire il nostro fabbisogno proteico con le classiche pietanze di pesce, uova, carni bianche e rosse, legumi, latticini.

Rinnovato il Contratto nazionale dei manager: migliorate tutte le aree, focus sul welfare

Assidai entra nel contratto dei manager dalle novità vantaggi per gli iscritti

Di seguito riportiamo l’intervista a Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager.

«Un rinnovo contrattuale è sempre un risultato importante che non può essere mai dato per scontato». È soddisfatto Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager, per aver trovato l’intesa con Confindustria che, lo scorso 30 luglio, ha dato origine al nuovo Contratto collettivo per i dirigenti industriali. «Siamo intervenuti su tutti gli aspetti chiave del rapporto di lavoro per riconsegnare al contratto, nella sua interezza, un quadro di regole più adeguato alla figura del manager, con significativi miglioramenti».

Presidente Cuzzilla, il nuovo CCNL che si applica ai manager industriali presenta molti elementi di novità. Come siete arrivati alla firma?

Siamo partiti dall’ascolto dei fabbisogni dei colleghi, che è indispensabile in questo momento storico in cui il ruolo della leadership in azienda sta cambiando radicalmente. Le sfide sono sempre più complesse e noi sentivamo l’urgenza di offrire un contesto contrattuale di garanzia per la figura manageriale. Abbiamo avuto un dialogo serrato con i nostri interlocutori e in tutti questi mesi è stato massimo l’impegno della Delegazione federale, della Commissione Lavoro e Welfare, della Direzione Generale e il sostegno espresso da tutti i territori. Se ci siamo riusciti, lo dobbiamo al fatto che ci eravamo dati degli obiettivi chiari e condivisi.

Quali dunque i principali obiettivi?

Innanzitutto, migliorare le tutele esistenti, rendendo più efficace il modello retributivo. Voglio poi ricordare l’ambizione, condivisa con Confindustria, di sviluppare una nuova cultura di impresa basata sulla managerialità. Questa si è tradotta nella volontà di rendere operative le politiche attive del lavoro, nello sviluppo degli interventi per la formazione continua e, non da ultimo, nella valorizzazione del contributo delle donne.

Infatti, nel contratto debutta il tema delle pari opportunità. Cosa comporta?

Il tema delle differenze di genere non è nuovo per Federmanager: negli ultimi anni abbiamo condotto importanti iniziative di sensibilizzazione e abbiamo lanciato servizi per la conciliazione vita-lavoro. L’inserimento a livello di contrattazione di un apposito articolo sulle pari opportunità, con particolare attenzione all’equità retributiva, rappresenta un risultato significativo. Sarà 4.Manager, l’associazione che condividiamo con Confindustria, a raccogliere le best practice su cui costruire iniziative più idonee a consentire il sereno svolgimento della funzione genitoriale e la piena ripresa del rapporto con l’azienda al momento del rientro al lavoro.

Quali sono le previsioni in materia di welfare?

Voglio premettere che questo contratto interviene positivamente su tutte le aree: malattia, coperture assicurative, previdenza complementare, sanità integrativa. Le novità introdotte saranno inoltre di grande impatto per garantire la sostenibilità dei nostri enti e renderli ancora più solidi in futuro. In tema di tutela sanitaria, costituisce un ulteriore passo in avanti la previsione di introdurre coperture cumulative già a partire dal 2020, tramite polizze assicurative collettive che cercheremo non solo di renderle più vantaggiose, ma anche più accessibili per mezzo di un’estensione degli ambiti applicativi con la società IWS SpA, recentemente costituita tra le parti e il Fasi, strumento operativo della nuova GS Fasi “non autosufficienza”.

Per la prima volta, poi, è citata Assidai. A che titolo?

Considero di grande rilevanza questa previsione. Il nuovo Ccnl fa riferimento all’accordo di reciproca collaborazione tra Fasi e Assidai, finalizzato a rafforzare il ruolo di entrambi nel panorama della sanità integrativa, a consolidare la posizione di leadership dei due enti su un mercato molto competitivo e, non da ultimo, a salvaguardare il patto intergenerazionale tra dirigenti in servizio e pensionati.

Quali vantaggi ne trarranno gli iscritti?

Questo intervento risponde sempre alla logica non profit dei nostri Fondi e ci consentirà di ottimizzare le risorse per continuare a investire in capitoli importanti in cui personalmente credo moltissimo, come la prevenzione sanitaria e la tutela in caso di non autosufficienza. La partnership tra Fasi e Assidai verrà sancita anche dal punto di vista operativo con la possibilità per gli iscritti comuni ai due Fondi, attraverso i servizi forniti da IWS, di presentare una sola richiesta di prestazioni. Insomma, l’idea è quella di mettere a disposizione delle aziende e dei nostri colleghi procedure semplificate, veloci e, soprattutto, alle condizioni di mercato migliori.

 

 

 

Il decalogo per il sonno perfetto

SCEGLI BENE LA BIANCHERIA

La scelta oculata di lenzuola, coperte, piumoni, pigiami, rappresenta il primo passo verso la ricerca del comfort necessario per un buon riposo notturno: piumone e cuscini devono avere proprietà anallergiche.

IL MATERASSO VUOLE LA SUA PARTE

Il materasso giusto permette un sonno profondo, consentendo di svegliarsi senza dolori o rigidità muscolare. Per sceglierlo dobbiamo sempre immaginare la pressione del corpo su di esso: minore sarà il piano di contatto con il corpo, maggiore sarà la contropressione e più si tenderà a cambiare posizione.

FAI IL CAMBIO DI STAGIONE A CUSCINI E MATERASSI

La maggior parte dei materassi ha una durata di circa otto anni: il modo migliore per capire se cambiarlo è valutare il comfort e la qualità del sonno. I cuscini vanno sostituiti ogni due anni.

OCCHIO ALLA TEMPERATURA GIUSTA

Una stanza fresca, tra 18 e 22 gradi, rende migliore il sonno. Un ambiente troppo caldo può interferire con il sonno: alcune forme di insonnia sono associate ad una regolazione impropria della temperatura corporea.

SOGNI D’ORO PROFUMATI

Alcuni odori possano avere effetto sul sonno: ad esempio, la lavanda diminuisce la frequenza cardiaca e la pressione del sangue, aiutando il rilassamento. Si possono usare oli, candele e bustine profumate.

PREPARA LA SERA PRIMA

Riporre ordinatamente chiavi, portafoglio, cellulare e cartelle già pronti per il mattino successivo, contribuisce a eliminare un motivo di agitazione. Bastano 10 minuti e ci si sveglierà con meno preoccupazioni.

FAI LO STYLING ALLA CAMERA DA LETTO

La camera da letto è il nostro ‘santuario del sonno’: per questo, è indispensabile che sia pulita e ordinata, con una disposizione dei mobili che sia visivamente piacevole. Meglio evitare pc e televisore.

STAI ALLA LARGA DAL RUMORE

Il rumore può ostacolare il sonno causando risvegli indesiderati o variare le fasi del sonno. Con un contro-rumore si può bilanciare la frequenza negativa: un ventilatore d’estate, il rumore del treno o della musica rilassante in cuffia.

DORMI AL BUIO SENZA CELLULARE

Si dorme meglio al buio. Inoltre, utilizzare computer, videogiochi o telefono cellulare prima di dormire rende più difficile addormentarsi, poiché la loro luce altera il ritmo giorno-notte. Dunque, stop all’elettronica almeno un’ora prima di coricarsi.

CIBO E SONNO

Certi alimenti possono favorire un sonno più efficace, ma la scelta migliore in assoluto è di mangiare poco, se possibile 2 ore prima di dormire, evitando alcool o sostanze stimolanti come la caffeina.

Istituti Clinici Zucchi, il paziente sempre al centro

Il Gruppo San Donato, costituitosi nel 1957, oggi con 19 ospedali, 16.894 collaboratori e 5.731 medici si prende cura di più di quattro milioni di pazienti all’anno in tutte le specialità. Convenzionato con Assidai, vanta un’esperienza di 60 anni che gli ha consentito di maturare un modello organizzativo unico – fondato sull’interazione tra attività clinica, didattica e ricerca – e che ha portato il network GSD a raggiugere un livello di qualità delle cure a livello dei più importanti ospedali internazionali.

Gli Istituti Clinici Zucchi, con la sede “storica” di Monza (in attività da oltre 100 anni) e i presidi di Carate Brianza e Brugherio, sono parte del Gruppo dal 2002. Accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale, sono un punto di riferimento per il territorio brianzolo e lombardo, con eccellenze cliniche a livello nazionale. Al cuore dell’attività c’è infatti la professionalità di oltre 200 medici, accomunati da un approccio che mette sempre i pazienti al centro del percorso di cura, offrendo un supporto multidisciplinare. Numerosi sono i centri degli Istituti Clinici Zucchi dove équipe con specialisti diversi prendono in carico il paziente in sinergia, per un approccio terapeutico più efficace e personalizzato: è il caso dei Centri di Vulnologia, dell’Hernia Center “Monza- Brianza”, dedicato alle patologie chirurgiche della parete addominale, del nuovo Pelvic Center, dove colon-proctologi, ginecologi, urologi, radiologi, fisioterapisti, psicologi, nutrizionisti e terapisti del dolore garantiscono una valutazione polispecialistica delle malattie pelvico-perineali e del Centro di Medicina della Riproduzione e Biogenesi, ai primi posti della casistica italiana nel settore della fecondazione assistita.

Altamente specializzato anche il team dedicato all’Ortopedia, soprattutto nella chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio e nella traumatologia dello sport: gli sportivi possono contare anche su un’unità di Riabilitazione specialistica, dotata delle tecnologie più avanzate per il recupero neuro-motorio. Il presidio di Carate Brianza dedicato alla riabilitazione in ambito neurologico, ortopedico e psichiatrico, si distingue da anni anche per il proprio programma di Assistenza domiciliare integrata accreditata con il SSN. Il servizio offre visite mediche specialistiche, prestazioni infermieristiche e fisioterapiche a domicilio per i cittadini con difficoltà di accesso alle strutture ambulatoriali. Nella sede vi sono anche un’unità di riabilitazione psichiatrica, due centri residenziali per l’assistenza a chi è affetto da malattie psichiatriche e un’unità di Cure palliative per i pazienti terminali che, oltre all’assistenza residenziale (Hospice) svolge parte della sua attività presso il domicilio del paziente.