Diabete di tipo B: Frutta, verdure e cereali lo battono

Lo rivelano due ricerche pubblicate dal British Medical Journal. Il rischio di sviluppare la malattia in età adulta viene ridotto fino al 29%

Bastano 66 grammi di frutta o verdura al giorno per ridurre del 25% il rischio di sviluppare il diabete di tipo B, la forma più diffusa di questa patologia che si manifesta in età adulta per un difetto nella produzione di insulina. E quello stesso rischio può calare del 29% se si consuma quotidianamente qualche alimento integrale come pane scuro o crusca. Ad affermarlo sono due studi pubblicati di recente dal British Medical Journal, rivista medica edita con cadenza settimanale nel Regno Unito e considerata tra le più autorevoli al mondo, che hanno appunto indagato gli effetti benefici di frutta, verdura e cereali sulla salute.

Non è un mistero che questi alimenti, tipici peraltro della dieta mediterranea, rappresentino uno dei pilastri della cosiddetta prevenzione primaria: fanno cioè parte di quei comportamenti e di quegli stili di vita, insieme per esempio all’attività fisica quotidiana, a un moderato consumo di alcol e allo stop a qualsiasi utilizzo di tabacco, che aiutano a diminuire l’insorgenza delle malattie croniche, principali responsabili dei decessi a livello europeo e mondiale

Ebbene, nel primo studio pubblicato dal British Medical Journal ed effettuato nell’ambito del progetto europeo di ricerca European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)-InterAct, un team di ricercatori europei ha studiato nel dettaglio l’associazione tra livelli ematici di vitamina C e carotenoidi (i pigmenti presenti in frutta e verdura colorate) con il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. Il campione? Sono stati presi in considerazione quasi 10mila adulti che hanno sviluppato il diabete di tipo 2 di nuova insorgenza e un gruppo di confronto di 13.662 adulti che, invece, non hanno avuto il diabete. Ed ecco il risultato raggiunto a valle di un periodo di osservazione di 10 anni: prendendo in considerazione anche lo stile di vita e gli altri fattori di rischio per il diabete, i ricercatori hanno calcolato che un aumento di 66 grammi al giorno nell’assunzione totale di frutta e verdura era associato a un rischio inferiore del 25% di sviluppare il diabete di tipo 2. Va precisato, sottolineano gli esperti, che non è possibile dedurre un pieno legame di causa-effetto; tuttavia, i dati confermano l’impatto positivo del consumo di frutta e verdura sull’insorgenza del diabete e di tante altre patologie.

Nel secondo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Harvard, è stata esaminata l’associazione tra l’assunzione di alimenti integrali e il diabete di tipo 2 su un campione più ampio: 158.259 donne e 36.525 uomini senza diabete, malattie cardiache e cancro. Anche in questo caso, dopo un periodo di osservazione di ben 24 anni, il risultato è piuttosto netto: chi consumava quantità maggiori di cereali integrali aveva avuto un tasso inferiore del 29% di diabete di tipo 2 rispetto agli altri.

C’è un ultimo aspetto, non meno importante, da analizzare: un approfondimento sugli specifici alimenti che ha rivelato come il consumo di una o più porzioni al giorno di cereali integrali per la colazione o di pane scuro sia associato a un minor rischio di diabete di tipo 2 (rispettivamente 19% e 21%) rispetto al consumo di meno di una porzione al mese. Il consumo di due o più porzioni a settimana di farina d’avena era associato a un rischio inferiore del 21%, quello di crusca a un rischio inferiore del 15% mentre per il germe di grano e il riso integrale il rischio si abbassava del 12 per cento.

Le raccomandazioni dell’Oms e il primato dell’Italia

“5-a-day”, ovvero “cinque al giorno”. Lo slogan è stato coniato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2004 e si riferisce al numero di porzioni giornaliere consigliate di frutta e verdura per una corretta alimentazione. In tutto circa 400 grammi. Del resto, secondo l’Istituzione, adeguate quantità di frutta e verdura, oltre a proteggere da malattie cardiovascolari, neoplastiche e respiratorie, assicurano un rilevante apporto di carboidrati complessi, nutrienti (vitamine, minerali, acidi organici), sostanze protettive antiossidanti e consentono di ridurre l’apporto calorico della dieta, grazie al fatto che questi alimenti danno una sensazione di sazietà.

In Europa, gli italiani sono tra coloro che più si avvicinano alle raccomandazioni dell’Oms. Secondo Eurostat, l’85% dei nostri connazionali mangia frutta almeno una volta al giorno, mentre una porzione leggermente inferiore, pari all’80% circa, consuma tutti i giorni la verdura.

 

 

In perenne emergenza

Il punto di vista di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

Si dice sempre che gli italiani siano straordinari nel gestire le situazioni d’emergenza. Ed è certamente così. Tuttavia, ogni volta, la retorica del “in caso di emergenza facciamo cose impensabili” rivela il suo fiato corto. Quello che sta accadendo in queste settimane, con la ripresa della diffusione del coronavirus, ne è un’ulteriore, inaccettabile, conferma. Dalla scuola all’impresa, dal sistema sanitario fino alla pubblica amministrazione, tutto dimostra che mancano pianificazione e capacità gestionale.

Non è colpa di questo governo né di quelli che lo hanno preceduto: è un male di sistema che a noi manager resta più indigesto che ad altri. Come Federmanager, ci mettiamo a disposizione delle Istituzioni che vorranno affidare la crisi attuale a persone capaci e, soprattutto, ci candidiamo a intervenire per definire un piano di riforme nazionali che sia di lungo respiro. Arriveranno molti denari dall’Europa, dovremo spenderli bene e con lungimiranza. A prescindere dalla discussione sul Mes, dobbiamo rafforzare il sistema sanitario, puntando sul personale medico e infermieristico e sul positivo apporto che può venire dalla sanità integrativa. Per anni il bilancio pubblico in sanità è stato sacrificato. Ora che siamo chiamati a uno sforzo straordinario, salute e lavoro devono costituire la priorità nei fatti, non solo a parole.

Intervista a Valerio De Molli Managing Partner e Amministratore Delegato di The European House – Ambrosetti

“Italia, il PIL rimbalza nel terzo trimestre: ora riforme strutturali e investimenti” 

De Molli (Ceo Ambrosetti): “Puntare su infrastrutture, scuola, sburocratizzazione e sanità”

“Il PIL italiano nel terzo trimestre rimbalzerà con forza, ma attenti a cantare vittoria troppo presto. L’andamento del quarto trimestre dipenderà da eventuali misure di contenimento sociale per contrastare il Covid-19”. Ad affermarlo è Valerio De Molli, dal 2000 Managing Partner e Amministratore Delegato di The European House – Ambrosetti, il Think Tank che organizza, tra l’altro, il prestigioso Forum di Cernobbio. In ogni caso, secondo l’esperto, per non perdere il treno della ripresa il Paese deve mettere in moto riforme importanti (scuola, fisco, pubblica amministrazione) e, anche grazie al Recovery Fund, investire in maniera massiccia su infrastrutture e sanità, settore in cui – precisa – i fondi sanitari integrativi possono svolgere un ruolo complementare al Servizio Sanitario Nazionale per soddisfare i nuovi bisogni di welfare.

Dopo il calo record nel primo e nel secondo trimestre il PIL italiano ha realizzato un forte rimbalzo nel terzo trimestre. Quali sono i settori che hanno trainato il PIL?

Secondo i dati preliminari di Bankitalia, nel terzo trimestre l’economia italiana dovrebbe recuperare con un balzo del PIL del 12%, grazie soprattutto all’ottima performance del comparto industriale. A trainare la crescita del PIL hanno avuto un ruolo molto importante la manifattura e la riapertura totale delle attività economiche. Tuttavia, bisogna stare attenti a gridare vittoria troppo presto perché molto di questo rimbalzo è dovuto allo smaltimento di magazzini e di ordini arretrati. Ritengo che non si sia ancora arrivati al punto da poter calcolare le reali variazioni della ripresa post-Covid-19.

Durante l’estate, inoltre, il turismo ha goduto di una boccata d’ossigeno grazie alla stragrande maggioranza degli italiani che hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze in Italia. Tuttavia, il calo è stato comunque importante a causa del quasi azzeramento degli arrivi di turisti stranieri extraeuropei, che hanno un potenziale di spesa maggiore.

“Recovery Fund benzina per la ripresa”

Teme che il nuovo aumento dei contagi possa portare a una nuova frenata dell’economia nel quarto trimestre? In generale quali sono le vostre stime per il PIL 2020 e il PIL 2021 (sempre che non si renda necessario un nuovo lockdown)?

È possibile. Tutto dipenderà da cosa deciderà il governo circa l’implementazione o meno di nuovi lockdown e in quale misura. Certamente una chiusura totale dell’economia italiana come quella verificatasi tra marzo e maggio è improbabile, ma senz’altro un aumento significativo e di lunga durata dei contagi obbligherà il governo a prendere misure di contenimento che colpiranno diversi settori. I più esposti restano il commercio non alimentare, il turismo, bar e ristorazione.

The European House – Ambrosetti ha stimato un calo del PIL italiano per il 2020 pari a -10,8%, con una diversa ripartizione per settore (Agrifood -1,9%, Manifattura -21,4%, Costruzioni -40%, Servizi 6,8%). Per il 2021, ci aspettiamo un rimbalzo significativo, ma è troppo prematuro fare stime, soprattutto alla luce dell’incertezza di ciò che accadrà nelle prossime settimane.

Quali sono secondo lei le misure che il Governo dovrebbe mettere in campo per favorire la ripresa? Quali misure andrebbero adottate una tantum e quali dovrebbero divenire strutturali?

Le misure più urgenti sono quelle a sostegno della domanda e del reddito, soprattutto per le categorie colpite in modo significativo. La priorità a breve termine del Governo dovrebbe essere la realizzazione degli investimenti già programmati e mai realizzati. Quelli infrastrutturali sono critici per il rilancio dell’Italia nel breve termine, grazie al grande moltiplicatore che attivano nell’economia, e sono il principale fattore abilitante per una crescita economica stabile e di lungo termine.

Tra gli interventi strutturali, ritengo vi siano tre temi cardine su cui il Governo deve agire: riforma del sistema scolastico e universitario per renderlo più capace di intercettare i bisogni delle aziende in termini di talenti, sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione per renderla un aiuto e un acceleratore di crescita e non un freno come lo è oggi e riforma fiscale per semplificare la relazione tra imprese/cittadini e fisco e attuare una vera redistribuzione di reddito nel Paese che provochi uno shock positivo per i consumi.

Quale può essere il contributo dei fondi del Recovery Fund per dare benzina all’economia italiana?

Sono risorse fondamentali per rilanciare il Paese e, nonostante si tratti di diverse decine di miliardi di Euro (precisamente 209 miliardi), devono essere utilizzate con cautela e in modo efficiente perché i danni cui sono chiamati a porre rimedio sono ingenti. Per questo è necessario investire su un piano di infrastrutturizzazione del territorio serio, che coinvolga sia le infrastrutture fisiche che digitali, eliminando quei blocchi che ne hanno impedito per decenni la realizzazione. Oltre alle infrastrutture, i fondi del Recovery Fund dovrebbero essere utilizzati per sostenere le imprese in programmi di investimenti di prodotto/processo e nell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori.

Negli ultimi mesi sono stati realizzati investimenti record a favore del Sistema Sanitario Nazionale. Secondo lei cosa serve ancora affinché il SSN conservi le caratteristiche di equità e universalità uniche al mondo? E quale può essere, in quest’ottica, il ruolo dei fondi sanitari integrativi?

Se è vero che l’emergenza ha determinato un’accelerazione in alcuni processi di efficientamento e potenziamento del sistema sanitario (in soli due mesi sono stati quasi raddoppiati i posti letto in terapia intensiva passando da poco più di 5 mila a oltre 9 mila), ritengo che molto rimanga da fare per raggiungere un virtuoso equilibrio tra prevenzione, assistenza territoriale e sanità ospedaliera. È innanzitutto necessario un piano di ammodernamento delle strutture ospedaliere in termini di edilizia e dotazioni tecnologiche. Serve inoltre una maggiore capillarità e presenza sul territorio attraverso un potenziamento della rete di diagnostica e di assistenza domiciliare. Prima di tutto, l’emergenza Covid-19 ci ha però ricordato l’urgente necessità di avviare un piano nazionale di telemedicina che, in un contesto pandemico, permetta di mantenere attiva la comunicazione con i pazienti senza metterli in pericolo nel recarsi in ospedale o dal proprio medico.

Come evidenziato dal Think Tank “Welfare, Italia” di The European House – Ambrosetti e Unipol, in questo contesto, anche alla luce della crescita della spesa sanitaria privata, i fondi sanitari integrativi possono avere un ruolo complementare al Servizio Sanitario Nazionale per rispondere all’affermazione di nuovi bisogni di welfare in modo più puntuale e personalizzato, a partire ad esempio dai servizi di Long Term Care mirati a soddisfare le esigenze mediche e non delle persone con una malattia cronica o disabilità che non possono prendersi cura di sé stesse per lunghi periodi.

Assidai non è solo assistenza sanitaria integrativa

Le prestazioni comprendono anche le coperture vita, infortuni e invalidità (art. 12 CCNL Dirigenti Industria)

Le prestazioni previste dallo statuto di Assidai comprendono come noto anche quelle relative all’invalidità e/o morte per malattia e/o infortunio. Queste coperture sono previste all’art. 12 del CCNL Dirigenti Industria che impone alle aziende di stipulare idonee coperture assicurative per garantire tre fattispecie:

  • in caso di premorienza o invalidità totale e permanente da malattia non professionale un capitale pari a € 300.000 ove il dirigente abbia coniuge e/o figli a carico, ridotto a € 200.000 se single;
  • in caso di premorienza da infortunio o da malattia professionale, un capitale pari a 5 volte la retribuzione annua lorda;
  • in caso di invalidità parziale e/o totale da infortunio o da malattia professionale, un capitale pari a 6 volte la retribuzione annua lorda.

Il mercato assicurativo propone una pluralità di offerte, ma solo l’analisi tecnica di ogni clausola contrattuale permette di garantire la piena aderenza a quanto previsto dal CCNL. Ciò, in un mercato aperto e concorrenziale, ha portato alla nascita di molteplici prodotti che si differenziano non solo dal punto di vista economico e tecnico: una serie di clausole contrattuali, deroghe alle condizioni generali, presenza di garanzie accessorie, accertamento delle invalidità diverse fra loro, esclusioni e limitazioni diverse.

Ma qual è il contratto più aderente alle disposizioni del CCNL? Cosa deve fare l’azienda per scegliere soluzioni assicurative in linea con il Ccnl ma competitive nei costi?

Su questo punto le aziende hanno spesso trascurato gli aspetti tecnici a vantaggio di condizioni economiche più vantaggiose che, in alcuni casi, le hanno portate a dover risarcire direttamente il danno sofferto dal dirigente ogni qualvolta le fattispecie tutelate dal CCNL ex art. 12 non trovavano analoga copertura nella polizza stipulata dal datore di lavoro.

Assidai, da sempre a fianco di aziende e dirigenti, tramite il proprio broker Praesidium garantisce, invece, il rispetto di tutte le clausole contrattuali a condizioni economiche molto vantaggiose e fornisce completa assistenza per una corretta istruzione della richiesta di sinistro.

Il Fondo mette a disposizione per ciascuna azienda e per i suoi dirigenti uno specialista dedicato che possa informare e seguire il dirigente e/o i familiari per tutto l’iter del sinistro.

Per ultimo, ma non meno importante, c’è l’aspetto fiscale e contributivo del programma assicurativo. Queste coperture, infatti, possono avere un impatto fiscale e contributivo diverso a seconda della modalità di attuazione utilizzata, pertanto è importante conoscerne le diverse opportunità.

Le coperture previste da Assidai rispondono alle esigenze delle aziende di avere:

  • un costo competitivo;
  • la migliore modalità di attuazione per quanto riguarda fiscalità e contributi;
  • la perfetta aderenza alle disposizioni del CCNL dirigenti industria;
  • la migliore assistenza in caso di sinistro.

Per maggiori informazioni scrivere a aziende@praesidiumspa.it.

Crolla il PIL ma la sanità pubblica ha tenuto

Il Rapporto annuale Istat prevede per l’Italia un calo record dell’economia pari all’8,3% nel 2020. Tuttavia, evidenzia anche come il SSN abbia retto l’urto del Covid-19.

A metà 2020 il quadro economico e sociale italiano si presenta straordinariamente complesso e incerto. Se già il 2019 aveva mostrato un rallentamento, quest’anno ha purtroppo registrato il forte impatto della crisi sanitaria legata al Coronavirus che già nel primo trimestre ha causato un crollo del PIL del 5,3% rispetto al trimestre precedente. I segnali più recenti provenienti dall’economia? Inflazione negativa, calo degli occupati, marcata diminuzione della forza lavoro e caduta del tasso di attività con una prima risalita del clima di fiducia nelle ultime settimane. Così, per tutto il 2020, si stima un crollo del PIL dell’8,3%, diffuso praticamente a tutti i settori economico, che verrà recuperato solo in parte l’anno prossimo.

È questa la fotografia della congiuntura italiana scattata dall’ISTAT nel rapporto annuale presentato a inizio luglio. Un quadro certamente complicato, che rischia di avere pesanti ripercussioni sia a livello di conti pubblici (in particolare con l’aumento del debito) sia a livello di imprese, molte delle quali – principalmente a causa del lockdown – sono in crisi di liquidità e fino ad oggi sono rimaste a galla grazie ai sussidi offerti dallo Stato.

In tutto ciò, tuttavia, l’Istituto Nazionale di Statistica non manca di sottolineare come, ancora una volta, la nostra sanità pubblica ha dato prova di resilienza, di efficacia e di equità, reggendo l’urto di una pandemia che ha visto l’Italia tra i Paesi più colpiti.

“L’emergenza sanitaria – sottolinea il documento – interviene a valle di un lungo periodo in cui il Servizio Sanitario Nazionale è stato interessato da un forte ridimensionamento delle risorse”: dal 2010 al 2018 la spesa sanitaria pubblica è aumentata solo dello 0,2% medio annuo a fronte di una crescita economica dell’1,2%. Nonostante ciò – si aggiunge – “è riuscito a reggere, pur con difficoltà, l’impatto dell’emergenza sanitaria stessa”. “Negli ospedali – aggiunge l’Istat – si è riscontrata la diminuzione dei ricoveri per malattie ischemiche di cuore e per malattie cerebrovascolari, ma allo stesso tempo il sistema ha mantenuto inalterata la capacità di trattamento tempestivo e appropriato di queste patologie una volta ospedalizzate”; infine, “si è ridotta drasticamente l’offerta di interventi di chirurgia elettiva non urgente ma quella per interventi non differibili in ambito oncologico e ortopedico sembra non aver subito contraccolpi”.

Commissione UE e Fondo monetario: performance choc per l’economia italiana ed europea

Se l’ISTAT per quest’anno per l’Italia prevede un calo del PIL dell’8,3%, di recente la Commissione Europea ha stimato un crollo dell’11,2%, il peggior dato del Vecchio Continente, per risalire al +6,1% nel 2021. Nel complesso, il PIL della zona euro scenderà secondo la Commissione a -8,7% nel 2020. I dati peggiori per quest’anno, oltre a quello dell’Italia, sono Spagna (-10,9%) e Francia (-10,6%). Per Bruxelles si tratta di “una recessione ancora più profonda” delle attese, e con “divergenze più ampie”. Anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nelle scorse settimane ha rivisto a ribasso le stime di crescita economica per il 2020, annunciando allo stesso tempo che la ripresa per il prossimo anno sarà ancora più lenta di quanto inizialmente previsto.

Per l’Italia l’istituto di Washington prevede un PIL in picchiata al -12,8%, uno dei dati peggiori assieme a quello della Spagna. Per quanto riguarda le economie avanzate, in generale si prevede una contrazione dell’8%, mentre per l’Eurozona si calcola un -10,2 per cento.

La salute richiede competenza

Il punto di vista di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

Potremmo avere un domani migliore dopo aver affrontato, e non ancora scongiurato, una pandemia mondiale.

Siamo ancora in tempo per costruire una nuova normalità mettendo però in cima all’agenda la salute di tutti e continuando a seguire con attenzione le raccomandazioni delle istituzioni per contenere la diffusione del virus. Il Covid-19 ha messo a dura prova il nostro Servizio Sanitario Nazionale: dobbiamo occuparci di come rafforzarlo, rivedendo anche il sistema di governance.

Stiamo affrontando la più grande crisi sanitaria, economica e sociale degli ultimi decenni, l’unica davvero globalizzata, e questo impone non solo di ripensare le regole comuni ma di puntare anche a costruire un sistema sanitario europeo, integrato nelle policy e negli strumenti. È in Europa, infatti, che si gioca la più importante delle partite: decidere l’entità delle risorse da liberare e scegliere come utilizzarle. Mai come in questo momento ci vuole competenza, a tutti i livelli. Dobbiamo affidarci a chi, come i manager d’azienda, dimostri di possedere le capacità di gestione della complessità. Ne abbiamo dato prova nell’emergenza, ora dobbiamo riconoscere il primato a doti organizzative, competenze tecniche specifiche e grande leadership per riprogettare il futuro.

 

Caldo, cibo, sole: la prevenzione non va in vacanza

Alcuni consigli da seguire per vivere in salute la stagione più attesa dell’anno

Sole, mare e montagna ma anche caldo, pasti fuori casa e rischio di scottature. Per molti l’estate è la stagione più bella (e più attesa dell’anno) ma essa presenta anche dei rischi su cui riporre particolare attenzione.

A partire dall’alimentazione: bere e mangiare correttamente – sottolinea il Ministero della Salute – contribuisce ad affrontare l’afa e a ridurre i rischi per la salute dovuti alle ondate di calore, in particolare la disidratazione. Quando fa molto caldo, infatti, i bambini, le donne in gravidanza e gli anziani possono soffrire di più e essere maggiormente esposti al rischio di disidratazione.

A tale proposito, secondo il Dicastero della Sanità, ci sono alcuni consigli chiave da seguire. Innanzitutto, bere almeno due litri (otto bicchieri) di acqua al giorno, moderando al contempo il consumo di bevande con zuccheri aggiunti e di alcolici, rispettare il numero e gli orari dei pasti (in particolare non trascurando mai una adeguata prima colazione), aumentare il consumo di frutta e verdura di stagione e yogurt e ridurre drasticamente quello di cibi ricchi di grassi. Inoltre, si aggiunge, bisogna preparare i piatti con fantasia, privilegiando cibi freschi, facilmente digeribili e ricchi in acqua (completando il pasto con un bel frutto) e – se proprio si vuole fare uno strappo alla regola – consumare un gelato o un frullato può essere un’alternativa al pasto di metà giornata. Infine, meglio usare poco sale (preferibilmente iodato) e rispettare le modalità di conservazione degli alimenti, mantenendo la catena del freddo per gli alimenti che lo richiedono (borsa termica per il pic-nic).

Altro aspetto chiave dell’estate, forse ancora più importante, è quello della protezione della pelle, in particolare per evitare i rischi di insorgenza del melanoma, il tumore della cute. In questo caso, i principali esperti in materia indicano un vademecum piuttosto chiaro da rispettare. Non bisogna stare al sole a tutti i costi: anzi, meglio restare all’ombra quando serve, tenendo sempre presente che i raggi del sole sono più forti nelle ore centrali e indumenti protettivi come cappelli e occhiali sono consigliabili. Va sempre applicata (anche quando è nuvoloso) una protezione solare ad ampio spettro, resistente all’acqua e con fattore di protezione dai 30 in su. Non solo: va riapplicata ogni due ore e comunque dopo ogni bagno o ogni volta che si suda in maniera abbondante, senza dimenticare che anche acqua e sabbia possono riflettere i raggi del sole aumentato le possibilità di scottarsi.

 

Il Presidente Neviani: “Operatività non stop, dal 1° luglio rientro fisico in ufficio”

Intervista a Tiziano Neviani, Presidente Assidai: “Assidai è stato e sarà sempre vicino agli iscritti, anche con il Covid-19, visto che nel proprio Statuto e Regolamento non prevede alcuna esclusione del rischio pandemia.”

Come ha affrontato Assidai il periodo delicato del Covid-19? “Abbiamo subito aderito alle indicazioni istituzionali: anche per l’uso dello smart working siamo stati immediatamente operativi, perché avevamo già attrezzato la struttura e i dipendenti con i mezzi adeguati”. Il ritorno alla normalità? “Dal primo luglio abbiamo deciso di ritornare fisicamente in ufficio offrendo a tutti i dipendenti la possibilità di sottoporsi ai test sierologici. In ogni caso la nostra operatività nei confronti degli iscritti è sempre rimasta al 100% e tale resterà in qualsiasi situazione visto che il nostro principale obiettivo è offrire loro il miglior servizio possibile”.  Timori per una seconda ondata della pandemia? “Inutile nasconderli, in autunno il Covid-19 potrebbe riprendere vigore: ci auguriamo tutti che un vaccino possa rappresentare la svolta”.

Tiziano Neviani è Presidente di Assidai dal 2015: originario di Cremona, dove lavora come manager nel gruppo metallurgico Arvedi, non nasconde di aver vissuto la pandemia con grande preoccupazione, anche perché la nostra città – spiega – è stata forse la più colpita in Italia in proporzione al numero di abitanti.  Ma ci tiene a precisare subito un concetto: “Assidai è stato e sarà sempre vicino ai propri iscritti, anche in una situazione inimmaginabile come il Covid-19, visto che nel proprio Statuto e Regolamento non prevede alcuna esclusione del rischio pandemia”.

Presidente, come ha reagito Assidai alla pandemia di Covid-19?

Appena c’è stata l’evidenza del contagio, gli uffici di Assidai sono stati immediatamente chiusi a tutela dei lavoratori per aderire all’esigenza di limitare i contatti tra le persone e per contenere la diffusione del virus. Il Fondo ha fornito ai lavoratori gli strumenti informatici necessari per lavorare in modalità remota e tutto lo staff con impegno e senso di responsabilità ha garantito la piena operatività di tutti i servizi erogati, senza soluzione di continuità. Ha funzionato tutto molto bene e, in certe occasioni, posso confermare che le riunioni svolte da remoto sono state anche più efficaci di quelle svolte “de visu”.

Ecco credo che proprio questa possa essere considerata un’opportunità per il futuro: questi sistemi possono funzionare sempre, evitando in alcuni casi i viaggi e facendoci risparmiare, ove non necessari, i tempi, le spese e la fatica fisica per gli spostamenti.

Che effetti ci sono stati, invece, sull’operatività del Fondo?

Nel periodo di lockdown il ricorso degli iscritti alle cure mediche si è ridotto drasticamente, in primo luogo perché molte strutture sanitarie avevano limitato se non inibito l’accesso al pubblico anche per evitare il rischio di contagio. Ora constatiamo che il trend sta tornando verso la normalità. Vorrei precisare una cosa, però, che nei mesi scorsi avevamo subito comunicato agli iscritti: Assidai, essendo un fondo di assistenza sanitaria gestito con i più sani principi di mutualità e solidarietà, non prevede nel proprio Statuto e Regolamento alcuna esclusione del rischio pandemia e, anche nel caso di una diagnosi di Covid-19, sono confermate tutte le garanzie previste dai Piani Sanitari degli iscritti. Questo è un aspetto molto importante che contraddistingue la nostra realtà rispetto ad altre iniziative e ci permette di essere vicini agli iscritti e alle loro famiglie sempre, in qualsiasi situazione e momento della vita, anche il più inimmaginabile come l’emergenza Coronavirus.

Lei è diventato Presidente nel 2015 (oggi è nel suo secondo mandato) e tra i punti cardini del suo programma c’era il potenziamento dell’innovazione tecnologica per gli iscritti e per il Fondo. Un percorso di cui avete colto i frutti durante l’emergenza.

L’operatività nei confronti degli iscritti era e sarà sempre al 100%. Era possibile inviare le richieste di rimborso online prima della pandemia e ci eravamo già dotati di un sistema che consentiva la connessione ai nostri server anche da remoto. Siamo sempre stati molto sensibili sul tema della digitalizzazione per questo anche il restyling delle aree riservate per iscritti e aziende è stato un lavoro prioritario per noi. Oggi siamo al passo con i tempi anche per la comunicazione digitale sui social media, sempre più importanti nell’epoca in cui viviamo.

Come prevede che evolverà il Coronavirus? Avremo una seconda ondata in autunno?

Quello che succederà adesso è tutto da scoprire. In Lombardia la situazione è stata drammatica e la mia città, Cremona, credo che sia stata la più colpita in Italia in proporzione al numero di abitanti. Ora le cose sono migliorate molto e credo che gli attuali test sierologici siano di grosso aiuto visto che diverse persone erano e sono malate asintomatiche. è ovvio che siamo tutti preoccupati per un eventuale ritorno della pandemia in autunno: mi auguro che arrivi presto un vaccino che dia una svolta.

Un’ultima domanda: lei collabora con un gruppo importante, l’acciaieria Arvedi, lì come avete gestito la pandemia?

Siamo stati in grado di affrontare l’emergenza in modo ottimale a mio avviso, il lockdown non ha fermato la nostra attività. Il nostro Presidente Giovanni Arvedi si è mosso subito e ha sempre avuto occhio di riguardo per la sicurezza dei lavoratori: mascherine, misurazione della febbre e tutto quanto necessario è stato fornito immediatamente, con investimenti significativi. Arvedi ha 3.500 dipendenti e pochissimi si sono ammalati, spesso contraendo il virus all’esterno.

 

Fasi-Assidai, nuova proposta sanitaria unica per le imprese

Le aziende industriali oggi hanno una nuova grande opportunità: aderire alla proposta unica Fasi-Assidai, una copertura integrativa che garantisce ai dirigenti in servizio un’assistenza sanitaria completa. Infatti, attraverso la proposta unica essi potranno godere dell’incremento economico quasi totale delle prestazioni previste dal Nomenclatore Tariffario del Fasi stesso.

Ma che cosa prevede nel dettaglio la proposta unica Fasi-Assidai sulla copertura integrativa per i dirigenti in servizio iscritti in forma collettiva? Per quanto riguarda le prestazioni sanitarie erogate, è previsto un rimborso fino al 100% del richiesto per i ricoveri con o senza intervento chirurgico e interventi ambulatoriali, fino a un massimo di 1 milione di euro l’anno per nucleo familiare nel caso in cui le prestazioni siano effettuate utilizzando la rete di case di cura ed equipe mediche convenzionate con il network IWS.

Nuova proposta sanitaria Fasi-Assidai, ecco numeri e dettagli

In caso di extra-ricovero è stabilito invece un rimborso fino al 90% del richiesto e fino ad un massimo di 25mila euro per nucleo familiare, sempre ovviamente in regime di convenzionamento diretto. Infine, per le cure odontoiatriche è previsto un rimborso fino al 90% dell’importo richiesto per le spese relative alle voci previste dalla Guida Odontoiatrica del Fasi in vigore e secondo i criteri liquidativi in essa riportati, fino ad un massimo di 12.500 euro l’anno per l’intero nucleo familiare. È compreso, inoltre, all’interno del contributo di adesione alla proposta unica, anche la copertura aggiuntiva in caso di non autosufficienza, una tutela fondamentale per avere una sicurezza a 360 gradi.

Nel nuovo CCNL dei manager c’è Assidai

Lo scorso 30 luglio Federmanager e Confindustria hanno firmato il rinnovo del Contratto collettivo per i dirigenti industriali che ha migliorato tutti gli aspetti chiave del rapporto di lavoro con particolare focus sul welfare. Inoltre, per la prima volta, nel contratto stesso è comparso Assidai, in un’ottica di reciproca collaborazione con il Fasi che rafforza il ruolo di entrambi nel panorama della sanità integrativa e contribuisce a salvaguardare il patto intergenerazionale tra dirigenti in servizio e pensionati. L’intesa tra i due Enti, realizzata attraverso IWS fornisce molte funzionalità a vantaggio degli iscritti e ottimizza le risorse per continuare a investire su temi chiave come la prevenzione sanitaria e le coperture per la non autosufficienza – Long Term Care.

La risposta di IWS

Il punto di vista di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

Abbiamo pensato a come rafforzare la nostra presenza nel mercato della sanità integrativa. Ci siamo interrogati su come riequilibrare l’offerta del Servizio Sanitario Nazionale, che necessita dell’apporto di un secondo pilastro solido e competitivo. Abbiamo avuto a cuore, soprattutto, i nostri associati, la cui salute è la nostra prima preoccupazione. La risposta, scritta nero su bianco nel contratto collettivo dei dirigenti, si chiama I.W.S. – Industria Welfare Salute, un progetto unico condiviso tra Confindustria, Federmanager e Fasi, che si incaricherà di consolidare la nostra posizione di leadership sul mercato. Come? Attraverso una valorizzazione dei servizi congiunti e un’ottimizzazione della spesa sanitaria, ponendo Fasi e Assidai come un solo interlocutore nei confronti di centri medici, case di cura, professionisti e strutture sanitarie. La proposta unica Fasi-Assidai costituisce lo strumento che ci consentirà di mantenere competitive le tariffe e la qualità dei servizi offerti. E di difendere così il patto intergenerazionale tra manager in servizio e pensionati. Le risorse salvaguardate potranno rafforzare l’investimento nei programmi di prevenzione degli assistiti e la tutela nei casi di non autosufficienza. La presenza di I.W.S. come player di mercato, in definitiva, garantirà a Fasi e Assidai un futuro nel segno dell’eccellenza.