Cuzzilla: “Un Patto della Dirigenza per l’Italia”

All’Assemblea di Federmanager il Presidente chiede anche una svolta sulla sanità integrativa

Un Patto della Dirigenza per l’Italia: un impegno a collaborare con tutte le forze del Paese per un nuovo rinascimento, facendo leva anche sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). È l’idea lanciata, lo scorso 12 novembre, all’Assemblea annuale di Federmanager, dal presidente Stefano Cuzzilla, parlando di fronte a oltre 600 tra dirigenti d’impresa e rappresentanti delle istituzioni. L’obiettivo? Costruire una crescita economica robusta e duratura, basata su occupazione, inclusività, welfare, transizione ecologica e trasformazione digitale, cioè i quattro pilastri per guidare la ripresa.

L’evento, moderato da Ferruccio de Bortoli, ha ospitato gli interventi in videomessaggio del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del Ministro per le Pari opportunità Elena Bonetti e gli interventi in presenza del Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, del Generale Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, del senatore Matteo Salvini, della Presidente di Ania Maria Bianca Farina, del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e del Presidente Confapi, Maurizio Casasco.

Tra i fattori determinati per la svolta del Paese, soprattutto in un’ottica di medio periodo, Cuzzilla ha sottolineato il valore della sanità integrativa e della potenziale alleanza tra pubblico e privato. “Le politiche di welfare pubblico sono state messe a dura prova dalla pandemia. Una sfida estremamente ardua anche per i medici e tutto il personale sanitario, che non smetteremo mai di ringraziare. – ha fatto notare – Eppure, sono state carenti le soluzioni di sanità territoriali. Assenti le soluzioni di assistenza a distanza, telemedicina o sanità digitale. Tutto questo ha generato effetti devastanti sulle famiglie e distorsivi sul mondo del lavoro, con ad esempio la fuoriuscita di massa delle donne lavoratrici, le uniche rimaste a prendersi cura di bambini ed anziani”. Quindi, ha aggiunto, “su questi capitoli il pubblico non riuscirà a fare da solo. Possiamo scegliere se lasciare fuori protezione fette di popolazione o concentrare le risorse su ciò che è essenziale ripensando la relazione tra welfare pubblico e welfare aziendale, sostenendo la necessità che per il bene salute convergano in modo integrato le risorse di Stato e privati”.

Al centro dei lavori dell’assemblea c’è stato il Patto della dirigenza per l’Italia e per il rilancio economico del Paese, a partire dalla “messa a terra” degli interventi previsti dal Pnrr. “I manager italiani hanno già dimostrato di detenere strumenti concreti e metodo d’attuazione che hanno salvato le nostre imprese nel periodo più buio della pandemia. Ora siamo pronti per concretizzare il piano più ambizioso di riforme ed investimenti che si ricordi dal dopoguerra”, ha detto a tale proposito Cuzzilla. Si parla infatti di oltre 222 miliardi di euro che sommati alle altre risorse nazionali ed europee, configurano una capacità di spesa 10 volte maggiore di quella sperimentata finora. “Risorse da spendere bene, proteggendole con rigore da illegalità, corruzione, e da un’evasione fiscale che da sola vale oltre 100 miliardi l’anno, riconoscendo che la cultura manageriale è una risorsa strategica per mettere la competenza al centro della gestione”, ha avvertito il presidente di Federmanager, sottolineando al contempo l’importanza che i dirigenti d’impresa siano chiamati a collaborare ai tavoli decisionali per l’attuazione del Pnrr”. Infine, il tema delle riforme fiscali e previdenziali. Sul tema Federmanager sostiene la richiesta delle imprese di abbattimento del cuneo fiscale e richiama l’urgenza di una riforma dell’Irpef che tuteli i redditi da lavoro e semplifichi gli adempimenti.

Salute, l’Italia protagonista con il G20

Con il vertice di fine ottobre a Roma si è chiuso un anno in cui il nostro Paese ha ospitato le riunioni più importanti tra le principali 20 economie del mondo

Il vertice di Roma, tenutosi a fine ottobre, è stato soltanto l’atto finale di un 2021 in cui l’Italia ha detenuto la Presidenza del G20, il Foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo (rappresenta più dell’80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta). Il programma della Presidenza tricolore si è articolato intorno al trinomio People, Planet, Prosperity: in altre parole, dobbiamo prenderci cura del pianeta e delle persone, assicurando una forte ripresa economica che sia al contempo inclusiva e sostenibile.

Un ruolo chiave, dunque, lo ha la salute, essenziale per la crescita e lo sviluppo economico. Proprio crisi sanitarie come l’attuale pandemia da Covid-19 dimostrano quanto le malattie possano causare instabilità economica nei Paesi colpiti o anche in intere regioni del pianeta. Anche per questo, il vertice di Roma tra i leader del G20 si è fissato un obiettivo molto chiaro: vaccinare almeno il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021 e il 70% entro la metà del 2022.

Sul fronte sanitario l’Italia era già stata protagonista in aprile, quando a Roma si era tenuto il Global Health Summit. Sede in cui i leder del G20, i responsabili delle organizzazioni internazionali e regionali e i rappresentanti degli organismi sanitari mondiali hanno condiviso gli insegnamenti tratti dalla pandemia di Covid-19, adottando la “dichiarazione di Roma” e impegnandosi a rispettare principi comuni per superare il coronavirus e prevenire future pandemie. E sempre nella Capitale a inizio settembre si è tenuta la Riunione Ministeriale del G20 dedicata ai temi della Salute. Una conferma del ruolo centrale giocato dall’Italia nel settore della salute, anche alla luce di un Servizio Sanitario Nazionale quasi unico al mondo per equità e universalità.

Cure primarie, via al distretto sanitario

Sarà il perno della nuova assistenza territoriale che verrà ridisegnata nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il ruolo chiave delle “Case della Comunità”

Il distretto sanitario come snodo cruciale della nuova assistenza sanitaria primaria che verrà ridisegnata nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ne sarà previsto uno ogni 100 mila abitanti e sarà il luogo “privilegiato di gestione e di coordinamento funzionale e organizzativo della rete dei servizi socio-sanitari e sanitari territoriali, centro di riferimento per l’accesso a tutti i servizi dell’Asl”. A dirlo è il documento messo a punto dal Ministero della Salute e da Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che disegna la nuova assistenza territoriale, in cui il distretto sarà chiamato a favorire l’integrazione tra le diverse strutture sanitarie, socio-sanitarie, nonché dei servizi socio-assistenziali in un’ottica di collaborazione con le istituzioni locali presenti sul territorio, “in modo da assicurare una risposta coordinata e continua ai bisogni della popolazione, nonché di uniformità dei livelli di assistenza e di pluralità dell’offerta”.

La strada imboccata dal Ministero della Salute e da Agenas parte da un presupposto molto chiaro. “Il Servizio Sanitario Nazionale – spiegano le due istituzioni nel proprio documento – si basa su tre principi fondamentali: universalità, uguaglianza ed equità. Oggi più che mai il perseguimento di questi principi richiede un rafforzamento della sua capacità di operare come un sistema vicino alla comunità, progettato per le persone e con le persone, non intorno alle malattie e alle istituzioni”. In tale ottica, “si inserisce la necessità di potenziare i servizi assistenziali territoriali per consentire l’effettiva garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza riducendo le disuguaglianze, e contestualmente, costruendo un modello di erogazione dei servizi condiviso ed omogeneo sul territorio nazionale”. Ciò poiché l’Assistenza Territoriale o Assistenza Primaria – si ricorda – rappresenta la prima porta d’accesso al servizio sanitario e dunque essa “costituisce l’approccio più inclusivo, equo, conveniente ed efficiente per migliorare la salute fisica e mentale degli individui, così come il benessere della società”.

Anche per questo, in ogni distretto avrà un ruolo cruciale la “Casa della Comunità” (una ogni 40-50mila abitanti), ovvero il luogo fisico di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Una struttura che offrirà molteplici servizi ai cittadini, tra cui la presenza medica h24 per sette giorni su sette, la presenza infermieristica h12 per sette giorni su sette, punto prelievi, programmi di screening, diagnostica finalizzata al monitoraggio della cronicità anche attraverso strumenti di telemedicina, e cure ambulatoriali specialistiche per le patologie ad elevata prevalenza. Sarà, insomma, la sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari e di integrazione sociale.

Cure primarie e secondarie, cosa sono

Le cosiddette cure primarie sono l’insieme dei servizi sanitari erogati dai medici di medicina generale (MMG) e dai pediatri di libera scelta (PLS). In sostanza, rappresentano quell’assistenza che funge da prima porta di ingresso dei cittadini al Servizio Sanitario Nazionale. Questi servizi – comunemente chiamati anche assistenza di base, assistenza primaria, medicina di base, medicina territoriale – unitamente a quelli di assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale e all’insieme delle cure intermedie costituiscono i cosiddetti servizi territoriali. Questo li distingue dal blocco dei servizi di cura e assistenza erogati dagli ospedali, cioè le cure secondarie (o specialistiche) a cui il cittadino può essere successivamente indirizzato. In molti sistemi sanitari l’accesso alle cure secondarie è subordinato alla prescrizione di un servizio di cure primarie.

La Casa della Comunità sarà il luogo fisico di prossimità e di facile individuazione dove poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Una struttura che offrirà molteplici servizi ai cittadini, tra cui la presenza medica h24 per sette giorni su sette, la presenza infermieristica h12 per sette giorni su sette, punto prelievi, programmi di screening e diagnostica. Un distretto sanitario ogni 100mila abitanti: il luogo privilegiato di gestione e di coordinamento organizzativo e funzionale della rete dei servizi sanitari e sociosanitari  territoriali, centro di riferimento per l’accesso a tutti i servizi dell’Asl

Welfare privato a supporto del Servizio Sanitario Nazionale

Intervista a Luigi Ballanti, Direttore Generale del Mefop: “L’Anagrafe dei Fondi sanitari integrativi giocherà una importante attività di orientamento per tutto il settore e per il legislatore nei prossimi anni”

“In assenza di un quadro di regole stabili e dettagliate in materia di sanità integrativa, il ruolo informativo e di vigilanza anagrafico-fiscale svolto dal Ministero della Salute assume un ruolo determinante. Gli uffici dell’Anagrafe dei Fondi sanitari integrativi, grazie al patrimonio informativo raccolto in questi anni, potranno svolgere un’importante attività di orientamento per l’attuale sistema dei fondi e per il legislatore futuro”. A parlare è Luigi Ballanti, Direttore Generale del Mefop, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione costituita nel 1999 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e che oggi, tra i propri stakeholder, annovera anche soggetti istituzionali, quali Casse di Previdenza e Fondi sanitari, e soggetti di mercato.

Negli ultimi anni i numeri dei fondi sanitari integrativi sono in costante ascesa. è la dimostrazione che il sistema di welfare italiano si sta avviando verso un binomio pubblico-privato? Qual è il nuovo modello di “protezione sociale” a cui dovremmo tendere, anche alla luce di quanto è avvenuto durante la pandemia?

I dati ci consegnano un sistema di welfare privato in costante ascesa a fronte di bisogni sociali, previdenziali e sanitari della popolazione sempre più evidenti e percepiti. La crescita del fenomeno della sanità integrativa si colloca in un modello consolidato di welfare mix dove i privati, le collettività e in primis gli enti di welfare integrativo assumono un ruolo sinergico con il sistema pubblico, valorizzando al meglio il principio di sussidiarietà orizzontale riconosciuto nella nostra Costituzione. Questo modello di protezione integrata, se correttamente gestito, in armonia con le coperture pubbliche e nel rispetto dei principi di trasparenza e partecipazione attiva dei lavoratori e dei cittadini, non può che essere guardato con favore, quale volano di un sistema moderno di protezione sociale in cui tutte le risorse a disposizione vengono utilizzate in chiave virtuosa e generativa.

Quali sono secondo lei le principali sfide del Servizio Sanitario Nazionale e in che modo i fondi sanitari integrativi possono supportarlo?

Tra le principali sfide del SSN ci sono sicuramente la tutela dell’invecchiamento e della non autosufficienza, delle cronicità e della fragilità socio-sanitaria, della prevenzione e della medicina di prossimità. Su tutte queste aree il ruolo della sanità integrativa può essere particolarmente incisivo. Sarebbe opportuno valorizzare l’operato dei fondi sanitari su queste aree di tutela, anche attraverso moniti legislativi più chiari.

Quanto è urgente (e attuale) lavorare sul tema delle coperture Ltc alla luce del trend di invecchiamento della popolazione?

Il tema della non autosufficienza, inserito nel più ampio quadro delle coperture a favore di anziani e di soggetti fragili, rappresenta una priorità per il nostro Paese. Pertanto, è corretto valorizzare i passi già fatti a livello legislativo e quelli che si stanno realizzando in ambito privato. Il mercato assicurativo è in continua evoluzione e si propone nel suggerire al sistema dei Fondi sanitari nuove soluzioni aperte all’area dei servizi diretti alla persona e alla più generale attività di presa in carico dei cronici, fragili e non autosufficienti anche grazie a progetti innovativi e di digital health. Molti passi restano da fare, a partire dalla previsione dei cosiddetti livelli di assistenza socio-sanitaria, ma in questo ambito la ricetta del mix tra “pubblico e privato” e tra “sociale e sanitario” risulta particolarmente valida.

Sta emergendo con sempre più forza il welfare aziendale, in cui spesso il benefit sanitario è il più richiesto. Come interpreta questo trend e in che modo può contribuire alla sostenibilità della sanità pubblica?

La crescita del welfare aziendale è espressione di un nuovo approccio imprenditoriale che vede l’azienda al centro delle politiche di benessere del proprio dipendente e della sua famiglia. Sempre di più il welfare aziendale si traduce in una nuova modalità di gestione del lavoro in azienda e si estende oltre i suoi confini originari producendo effetti virtuosi sulla imprenditorialità locale e sul benessere dei territori. Meritano interesse le politiche di welfare di rete e le politiche di welfare territoriale basate sulla sinergia tra regioni, enti locali e aziende. Grande attenzione merita, inoltre, il ruolo della cooperazione sociale e del terzo settore. L’unico rischio da evitare nella pianificazione del welfare aziendale è quello del mancato coordinamento o della sovrapposizione delle coperture e degli strumenti tra welfare contrattuale e welfare di prossimità.

Secondo lei servirebbero riforme strutturali per favorire la diffusione dei fondi sanitari integrativi e la loro azione di supporto alla sanità pubblica?

Più che riforme strutturali occorrerebbero misure di completamento del quadro normativo che puntino alla razionalizzazione e valorizzazione di quanto già esiste. Lavorando su governance, processi e regole di integrazione pubblico-privato sarà infatti possibile rendere la sanità integrativa una leva della più generale politica sanitaria del nostro Paese.

Luigi Ballanti è Direttore Generale del Mefop dal 2000. Laureato all’Università La Sapienza di Roma in Scienze Statistiche ed Economiche, in precedenza ha lavorato al Banco di Spirito Santo e, tra il 1987 e il 2000, a Fondicri Sgr, società di gestione di riferimento per le Casse di Risparmio, dove è arrivato a ricoprire il ruolo di Vice Direttore Generale e responsabile degli investimenti, coordinando le attività dei gestori di portafoglio, trader e analisti.

Assidai, confermata anche per il 2021 l’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi

La Certificazione appena ricevuta testimonia la trasparenza del nostro Ente

È confermata anche per il 2021 l’iscrizione di Assidai all’Anagrafe dei Fondi sanitari. La prestigiosa certificazione è arrivata lo scorso 20 ottobre dal Ministero della Salute, in particolare dalla Direzione Generale della Programmazione Sanitaria. Un documento chiave, dato che per operare in Italia i fondi di assistenza sanitaria integrativa devono essere iscritti a un albo, chiamato appunto Anagrafe dei Fondi Sanitari Integrativi. Questo, istituito dal Ministero della Salute con il Decreto del 31 marzo 2008, è stato reso operativo con il successivo Decreto ministeriale del 27 ottobre 2009 che ha definito le procedure e le modalità del suo funzionamento.

Assidai è iscritto all’Anagrafe dei Fondi Sanitari ormai da 11 anni e questo riconoscimento è un elemento cruciale di un più ampio e ricco quadro di valori su cui si impernia l’attività del Fondo. Valori come assistenza, riservatezza, professionalità, integrità, trasparenza, mutualità e solidarietà che hanno mosso e muoveranno sempre Assidai. Pilastri di una mission che vede un obiettivo sopra tutti per il Fondo: prendersi cura degli iscritti e delle loro famiglie senza limiti di età, accesso e permanenza, senza selezione del rischio e per tutta la durata della loro vita.

Al tempo stesso, l’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi evidenzia – ove occorresse – la trasparenza del Fondo insieme alla certificazione annuale su base volontaria del proprio bilancio, al Sistema di Gestione certificato ISO 9001:2015 e al Codice Etico e di Comportamento. Va ricordato che l’Anagrafe dei Fondi svolge un ruolo cruciale di censimento e di controllo sull’operato dei soggetti coinvolti. In Italia, infatti, sono tenute all’iscrizione all’albo due tipologie di fondi sanitari che garantiscono l’erogazione di prestazioni integrative al Servizio Sanitario Nazionale: i “Fondi sanitari integrativi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)”, che erogano solo ed esclusivamente prestazioni non comprese nei livelli essenziali di assistenza e gli “Enti, Casse e Società di Mutuo Soccorso aventi esclusivamente fini assistenziali” che sono sia integrativi del SSN, sia sostitutivi come appunto Assidai.

Assidai partecipa a Connext 2021

Nell’evento di Confindustria in programma il 2-3 dicembre presenterà il Prodotto Unico

Assidai sarà presente a Connext 2021, l’incontro nazionale di partenariato industriale di Confindustria organizzato per rafforzare l’ecosistema del business in una dimensione di integrazione orizzontale e verticale, di contaminazione con il mondo delle startup e di crescita delle filiere produttive. L’evento, che si svolgerà il 2-3 dicembre 2021 a Milano presso l’innovativo spazio di MiCo Milano Congressi, con un’ampia componente virtuale grazie a piattaforme altamente performanti utili a garantire le migliori interazioni 4.0, vedrà in campo i più cruciali fattori strategici di crescita e sviluppo, creando così le condizioni per un proficuo confronto tra aziende, partner economici e Pubblica Amministrazione.

Il nostro Fondo nel pomeriggio del 2 dicembre (dalle 17 alle 18) terrà l’evento “Il nuovo volto dell’assistenza sanitaria per i dirigenti”, in cui presenterà la nuova grande opportunità per le aziende industriali: aderire al Prodotto Unico Fasi-Assidai, una copertura sanitaria fortemente innovativa, che integra e completa, pressoché totalmente, il rimborso delle prestazioni previste dal Nomenclatore Tariffario Fasi. Assidai, inoltre, sarà parte di uno dei quattro driver tematici identificati e lanciati da Connext con uno sguardo al futuro e come base per la crescita delle imprese. Driver riassumibili in quattro formule chiave: Fabbrica Intelligente, Le Città del Futuro, Pianeta Sostenibile e Persone, Scienze della Vita, Progresso. Assidai ricade in quest’ultima categoria: del resto, si sottolinea nel sito di Connext, la tutela della salute è l’asse portante della sostenibilità economica e sociale italiana.

Più in generale, l’edizione 2021 della manifestazione, aggiornata alla luce dell’emergenza Covid-19, pone il focus proprio sul cambiamento in atto e ha l’obiettivo di aiutare da vicino e in modo concreto le imprese a mantenere un buon posizionamento nei mercati globali e ad affrontare i nuovi obiettivi competitivi. Per questo mette in rete il Sistema associativo di Confindustria e lo apre al confronto e alla collaborazione con i principali protagonisti pubblici e privati della transizione socio-economica e industriale, per dare alle imprese italiane un sostegno tangibile in vista del loro sviluppo sostenibile e digitale.

Sul sito ufficiale tutte le informazioni per partecipare: connext.confindustria.it

Prevenzione, nasce l’Osservatorio Mohre per gli individui più fragili

La filosofia: spesso regole rigide sugli stili di vita scoraggiano alcuni pazienti, quindi meglio puntare su un abbassamento del rischio agendo su tutte le leve possibili.

La migliore delle prevenzioni possibili. È questa, forse, la migliore definizione dell’obiettivo che si pone Mohre, il nuovo Osservatorio Mediterraneo per la Riduzione del Danno nato lo scorso giugno per esplorare una nuova dimensione di trattamento dell’individuo. Riassumibile, a sua volta, in una domanda: stili di vita e comportamenti scorretti nuocciono gravemente alla salute, ma quando le proposte degli esperti appaiono impraticabili proprio a causa della fragilità umana, esistono altre strade per favorire un cambiamento? Spesso, infatti, regole rigide determinano l’allontanamento del paziente e l’abbandono proprio delle persone più fragili e in maggiore difficoltà.

La questione, è evidente, si pone per tutti gli ambiti in cui può agire la prevenzione primaria, pratica fondamentale per ridurre l’incidenza delle malattie croniche, prima causa di morte a livello mondiale. Dunque, nel mirino finiscono tutte le dipendenze – a partire dal tabagismo – ma anche l’alimentazione, il consumo di alcolici e di carne, e la sedentarietà. Ebbene, laddove lo standard migliore non venga raggiunto – è la teoria dell’Osservatorio Mohre – è possibile e utile percorrere la strada della riduzione del danno. Nell’ambito degli stili di vita, infatti, l’abbassamento del rischio, pur non proponendosi come soluzione definitiva, rappresenta una forma di prevenzione parziale più facilmente recepibile, spalanca le porte al cambiamento e può intervenire positivamente su malattie oncologiche, cardiovascolari, respiratorie, andrologiche, infettive, ma anche sui disturbi alimentari e del comportamento.

Donare il midollo per salvare una vita

Per questo il Ministero della Salute ha appena lanciato la campagna “Match it Now”. Così si possono sconfiggere malattie come leucemie o mielomi

Ci sono alcune malattie che possono essere sconfitte solo grazie a un trapianto di cellule staminali emopoietiche provenienti da un donatore che risulti compatibile con il paziente. Qualche esempio: le talassemie, le leucemie, i linfomi, i mielomi e, in alcuni casi, i tumori solidi e le malattie autoimmuni. Purtroppo, la compatibilità completa in ambito familiare (tra sorelle e fratelli) è solo 1 su 4 mentre tra non consanguinei è pari a 1 su 100.000.

Proprio basandosi su questo presupposto lo scorso 18 settembre è stata celebrata la Giornata Mondiale per la donazione del midollo osseo. Sempre quel giorno, inoltre, è partita la settimana “Match it Now!”, cioè l’evento nazionale dedicato alla donazione del midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche, promosso e organizzato da Ministero della Salute, Centro Nazionale Trapianti, Centro Nazionale Sangue, Registro Italiano Donatori di midollo osseo – IBMDR) e dalle associazioni di volontariato del settore (ADMO, ADOCES ADISCO), con il patrocinio di Rai per il Sociale.

L’obiettivo? Far sì che il più ampio numero possibile di persone si iscriva al Registro IBMDR. Lo si può fare compilando il form online che si trova sulle piattaforme abilitate e completando successivamente l’iscrizione stessa in uno degli oltre 250 centri donatori e poli di reclutamento dislocati sul territorio nazionale.

Chi può farlo? Chiunque abbia tra i 18 e i 35 anni, goda di buona salute e superi i 50 chili di peso. Poi la procedura prevede il prelievo di un campione di saliva o di sangue, necessario per ricavare i dati genetici da inserire nel Registro, la compilazione di un questionario anamnestico e un colloquio con un sanitario per valutare il buono stato di salute. Infine, viene consegnato il modulo per il consenso informato da firmare. A questo punto i dati, nel massimo rispetto della privacy, vengono custoditi nel Registro IBMDR fino al raggiungimento dei 55 anni di età. In questo periodo chi si è iscritto è a disposizione per una eventuale donazione effettiva a favore di un paziente compatibile in attesa di trapianto. Un gesto di grande solidarietà – conclude la locandina dell’iniziativa – che può davvero valere una vita.
donazione midollo osseo

Come avviene il prelievo di midollo osseo

Il metodo impiegato in 8 donazioni su 10 è quello del “prelievo da sangue periferico”. La donazione, in questo caso, prevede la somministrazione, nei 5 giorni precedenti, di un farmaco che promuove la crescita delle cellule staminali nel midollo osseo e il loro passaggio al sangue periferico. Tale tipologia di prelievo, indicata come aferesi, si avvale dell’utilizzo di separatori cellulari: il sangue prelevato da un braccio attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto viene reinfuso nel braccio opposto.

“Il welfare aziendale attrae talenti”

Intervista a David Trotti, Presidente regionale AIDP Lazio: “È uno strumento che in azienda permette anche di fidelizzare i manager. Credo sia da potenziare”

Il welfare aziendale è sicuramente “un elemento per attrarre talenti e per fidelizzare manager e dirigenti: la capacità di offrire elementi complementari alla remunerazione diventa cruciale nell’acquisizione di risorse eccellenti”. Ad affermarlo è David Trotti, Presidente AIDP Lazio (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) e Professore a contratto di Selezione e valutazione delle Risorse umane presso l’Università europea di Roma. Non solo, secondo l’esperto, “sanità e previdenza, cioè salute e pensione, sono elementi importantissimi, per tutti ma in special modo diventano valore aggiunto per una determinata fascia di popolazione aziendale, caratterizzata da un certo tipo di posizione, di età e di reddito”.

Professore, oggi siamo in un momento chiave, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che potrebbe dare una spinta decisiva alla crescita del Paese.

Siamo in un periodo di forti cambiamenti sia operativi che culturali. Ci dobbiamo preparare a evoluzioni importanti che non potranno non riguardare anche la retribuzione ed il costo del lavoro, concetti che paiono, nella loro attuale struttura, non essere adeguati a quanto il progresso richiede. La contrattazione collettiva e il legislatore dovranno mettere in campo creatività e innovazione culturale di cui saranno capaci per far nascere un futuro adeguato. Le prospettive della nostra società passano anche per il benessere di lavoratori e organizzazioni economiche e in tutto ciò il welfare aziendale gioca e giocherà un ruolo centrale.

Ritiene necessari nuovi interventi del legislatore?

Credo dovrebbe essere molto più attento a promuovere il welfare, a capire quale può essere l’impatto sociale della possibilità che le aziende offrano soluzioni complementari rispetto allo Stato. Capisco che favorire il welfare può avere un impatto importante sulla fiscalità generale, ma bisogna sapere usare la creatività e capire un concetto molto importante che riguarda la spesa: il costo è diverso dall’investimento.

Oggi il welfare aziendale permette di attrarre talenti in azienda?

Sicuramente sì, ormai è diventato un elemento importante nella scelta di un’azienda o di un’altra. La componente economica del contratto gioca sempre un peso rilevante e il valore aggiunto dei servizi è estremamente apprezzato. Ora, tuttavia, ritengo che la vera sfida sia far sì che, anche per livelli di reddito inferiori, il welfare possa e debba davvero avere un ruolo significativo senza fermarsi, come accade ora, ai flexible benefit o a qualche apertura nella contrattazione di secondo livello. Il welfare ha un valore enorme, non solo fiscalmente parlando: permette alle persone di avere servizi in settori chiave come la salute e la previdenza in modo complementare, e non sostitutivo, allo Stato. Un elemento cruciale in questo momento storico, per questo dobbiamo continuare a percorrere il più possibile questa strada, mettendo al centro il benessere del dipendente.

David Trotti è Presidente regionale AIDP Lazio e coordinatore nazionale del centro studi AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale). Si occupa di formazione nell’ambito del diritto del lavoro e in particolare nell’amministrazione del personale. Inoltre, è commissario certificatore della professione HR per Rina-AIDP. Tra le sue pubblicazioni: Il libro unico del lavoro, Fringe Benefit, Gestione amministrativa del personale.

L’autunno della ripresa

Il punto di vista di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

Più di 83 milioni le dosi di vaccino somministrate, scuole riaperte e uffici pubblici pronti a operare in presenza. È questa la fotografia dell’Italia che vuole ripartire, lasciandosi alle spalle un incubo durato più di un anno.

Noi non ci siamo mai fermati, assicurando sempre la nostra vicinanza ai manager. Fin da subito, ci siamo schierati a favore della campagna vaccinale, abbiamo lavorato in sinergia con le istituzioni competenti con l’obiettivo di promuovere sviluppo e competitività per il futuro. Nel solco della strada già tracciata, auspichiamo adesso che questo dialogo cresca e veda coinvolti maggiormente i manager nell’attuazione degli obiettivi del Pnrr.

I nostri Fondi hanno fatto ricorso a tutta l’esperienza sanitaria maturata per affrontare un’emergenza che ha messo a dura prova il sistema Italia. Ma il Paese ha saputo rispondere e il Governo ha addirittura rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2021, passate dal +4,5 al +6% del Pil. Il sistema produttivo nazionale si sta dimostrando non solo resiliente, come spesso si dice, ma anche reattivo e deciso a nuove sfide. Proprio come quelle che saranno fissate, a fine ottobre, dal G20 di Roma, che riunirà i grandi del mondo in nome delle “3P”: persone, pianeta e prosperità.

Lavoriamo dunque insieme a un autunno di grande ripresa, con rinnovata fiducia nelle capacità di fare del nostro Paese.