Italia record, la speranza di vita sale a 83,4 anni

È quanto emerge dal nuovo report Istat su salute e stili di vita nel nostro Paese, che si conferma tra i più longevi al mondo nonostante l’aumento delle cronicità. Il nodo degli stili di vita

Con una speranza di vita alla nascita di 83,4 anni, l’Italia è uno dei Paesi più longevi in assoluto. Non solo: con questo dato il nostro Paese tocca un nuovo record storico, dopo la leggera flessione avvenuta durante e dopo il Covid. 

È quanto emerge dal report dell’Istat “La salute: una conquista da difendere”. Un’analisi in cui si ripercorre l’evoluzione storica della longevità tricolore e da cui emerge che tra il 1990 e il 2024 la speranza di vita alla nascita è cresciuta di circa 8 anni per gli uomini e di 6,5 per le donne, arrivando a 81,5 e 85,6 anni rispettivamente. L’età media alla morte nel 2023 è pari a 81,6 anni per i maschi e 86,3 anni per le femmine, con una importante variabilità territoriale: da meno di 82 anni in Campania a oltre 86 nelle Marche, con uno svantaggio di tutte le regioni più popolose del Mezzogiorno.

Quali sono i principali fattori che hanno determinato questo trend? Innanzitutto il drastico calo della mortalità entro il primo anno di vita, che nel 2023 si è attestata a 2,7 su mille nati vivi, uno tra i valori più bassi al mondo, mentre nell’Ottocento era di 230 su mille. 

I progressi nella riduzione della mortalità infantile e nell’aumento della speranza di vita sono il risultato di un processo al quale hanno contribuito il miglioramento dell’alimentazione e dell’igiene, i progressi della medicina e la diffusione dei vaccini

Dopo il 1978, con l’istituzione di un sistema sanitario universalistico nell’accesso alle cure, questi progressi si sono via via consolidati. Col miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie la mortalità per malattie infettive, preponderante nei decenni post-unitari, ha rapidamente iniziato a ridursi e dagli anni Novanta rappresenta circa l’1% della mortalità totale.

Nel 2020 la pandemia da Covid-19 ha fatto risalire la mortalità per malattie infettive al 12,4% dei decessi, scesa poi al 5,0% nel 2023. La mortalità per le malattie respiratorie e dell’apparato digerente si è anch’essa ridotta in maniera formidabile dalla fine dell’800 a oggi: da 500-600 a 60-70 decessi ogni 100 mila abitanti le prime, e da circa 400 a 40 le seconde. La diminuzione dei decessi per queste cause ha contribuito a far scendere la mortalità generale fino a circa mille decessi ogni 100mila abitanti all’inizio degli anni Cinquanta, un livello rimasto sostanzialmente stabile fino a oggi, nonostante l’invecchiamento della popolazione.

Il report dell’Istat si occupa anche della percezione che la popolazione ha delle proprie condizioni di salute, parte essenziale della qualità della vita e, insieme, indicativa dei rischi di natura sanitaria. Negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute è diminuita dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, e si è più che dimezzata (dal 9,8 al 4,5%) in termini standardizzati, correggendo cioè per l’effetto dell’invecchiamento.

Altri indicatori, infine, mostrano nel tempo una tendenza che riflette le dinamiche sociodemografiche e i cambiamenti negli stili di vita. Negli ultimi decenni, con i guadagni di longevità, è aumentata la diffusione di patologie cronico-degenerative, tipiche dell’età anziana, anche se non sempre come prevalenze sulla popolazione. 

Nel 1980, invece, fumava oltre la metà degli uomini di 14 anni e più (54,3%); nel 2025 la quota si è più che dimezzata (22,9%), con una flessione in tutte le fasce di età e i livelli socio-economici. 

Tra le donne, la quota di fumatrici, già molto più bassa rispetto ai coetanei (16,7%) è diminuita solo leggermente (15,9%)

In Italia, invece come nella maggior parte dei Paesi avanzati, la diffusione dell’obesità nella popolazione adulta è cresciuta sensibilmente: dal 5,9% nel 1990 all’11,6% del 2025, con una differenza a svantaggio degli uomini e per le persone meno istruite e residenti nel Mezzogiorno.

La parola al Presidente [Welfare 24 – Anno 13, N.4]

Il Parkinson va verso il raddoppio dei casi nel 2050. Le prospettive descritte dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e la giornata mondiale dedicata a sensibilizzare l’opinione pubblica globale (caduta lo scorso 11 aprile) ci hanno spinto ad approfondire su Welfare 24 questa patologia, che – come ci ricorda in un’intervista il Professor Angelo Antonini, esperto di alto livello, – è una sfida medica, sociale ed economica. 

Ci occupiamo poi di un altro tema, molto importante e positivo per l’Italia: la speranza di vita media arrivata a 83,4 anni. Emerge dal nuovo report dell’Istat su salute e stili di vita dell’Italia, che così si conferma tra i più longevi al mondo nonostante l’aumento delle cronicità. 

Resta il nodo degli stili di vita: tra questi quello relativo al consumo di alcolici, con il recente allarme lanciato dall’Osservatorio Nazionale Alcol sui giovanissimi

Infine, la Giornata mondiale della Salute, celebrata a livello globale lo scorso 7 aprile lanciando l’approccio One Health: l’obiettivo è promuovere un cambio di paradigma globale basato sulla consapevolezza che il benessere umano, animale e ambientale siano indissolubilmente legati tra loro.

Salute orale, le linee guida del Ministero della Salute

La salute del cavo orale non è solo una questione estetica, ma un componente essenziale del benessere generale.

In Italia, il Ministero della Salute ha tracciato direttive chiare attraverso le “Linee guida nazionali per la promozione della salute orale”, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di carie e parodontopatie, patologie che colpiscono trasversalmente la popolazione, dall’età evolutiva a quella geriatrica.

Il principio cardine di queste raccomandazioni è la prevenzione primaria, articolata su tre fronti: igiene, alimentazione e monitoraggio clinico.

Il primo pilastro è l’igiene orale quotidiana. Le linee guida ministeriali prescrivono di spazzolare i denti almeno due volte al giorno. L’uso dello spazzolino deve essere integrato dall’impiego quotidiano di strumenti interdentali, come il filo o lo scovolino, fondamentali per rimuovere il biofilm batterico dove le setole non arrivano.

Per bambine e bambini, la prevenzione deve iniziare precocemente: il Ministero raccomanda la pulizia delle gengive con una garza umida già prima dell’eruzione dei denti decidui, per poi passare all’uso del dentifricio fluorato non appena compaiono i primi elementi.

La fluoroprofilassi occupa un ruolo centrale. Il fluoro è considerato lo strumento più efficace per il controllo della carie, poiché favorisce la remineralizzazione dello smalto. Le dosi variano in base all’età: dai 6 mesi ai 6 anni il Ministero suggerisce l’uso di dentifrici con concentrazioni di fluoro specifiche (almeno 1000 ppm), mentre l’integrazione per via sistemica (gocce o pastiglie) è oggi riservata ai casi di oggettiva difficoltà nell’uso dei topici o su indicazione specialistica.

Un altro aspetto cruciale riguarda gli stili di vita. Le linee guida pongono l’accento sulla correlazione tra dieta e salute dentale, raccomandando di limitare l’assunzione di zuccheri liberi fuori dai pasti principali per evitare cali prolungati del pH orale. Parallelamente, viene ribadito il ruolo protettivo delle sigillature dei solchi dei molari permanenti nei bambini e nelle bambine, una procedura clinica rapida e indolore che riduce drasticamente il rischio di carie occlusale.

linee guida prevenzione carie OMSInfine, viene sottolineata l’importanza dei controlli periodici. Una visita odontoiatrica annuale e regolari sedute di igiene professionale permettono di intercettare precocemente non solo le carie, ma anche lesioni precancerose o segni di malattie sistemiche che si manifestano nel cavo orale.

In particolare, grande attenzione viene rivolta alla gravidanza: mantenere la salute gengivale durante la gestazione è infatti fondamentale per prevenire complicanze sia per la madre sia per il neonato.

Un Fiocchetto Lilla contro i disturbi alimentari

Parte il primo monitoraggio nazionale ISS per mappare le patologie della nutrizione. L’obiettivo è garantire diagnosi precoci e colmare i divari regionali nell’accesso alle cure

In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla dello scorso 15 marzo, l’Italia compie un passo decisivo nel contrasto ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA). Parte, infatti, la fase operativa del progetto di monitoraggio epidemiologico nazionale, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) con il supporto del Ministero della Salute.

L’iniziativa nasce per colmare una storica carenza di dati certi sulla prevalenza di queste patologie, finora basata solo su trend che indicano un aumento di casi e criticità nell’accesso alle cure.

Il cuore del progetto è la piattaforma nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che integrerà i dati delle strutture pubbliche e private accreditate con i flussi informativi regionali. Saranno analizzati ricoveri, prestazioni territoriali, accessi al Pronto Soccorso e tassi di mortalità, con il coinvolgimento attivo di Regioni come Emilia-Romagna, Marche e Puglia.

Come sottolineato dal Presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, l’obiettivo è fornire una dimensione concreta al problema per definire una mappa reale dei bisogni.

Secondo la referente per l’ISS Maria Luisa Scattoni, il monitoraggio permanente permetterà di intercettare precocemente i disturbi e programmare politiche sanitarie mirate. L’analisi dei dati servirà a correggere le falle nei percorsi assistenziali, garantendo una presa in carico multidisciplinare e continuativa sia per pazienti in età evolutiva che per persone adulte.

OGM e sicurezza alimentare, Italia promossa anche nel 2024

Il Piano del Ministero della Salute registra l’assenza di irregolarità su 767 campioni: la presenza di Ogm autorizzati resta minima, garantendo trasparenza e sicurezza al consumatore

Il sistema di controllo ufficiale sugli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) in Italia si conferma un dispositivo di vigilanza consolidato, fondato sulla collaborazione tra il Ministero della Salute, il Centro di referenza nazionale (CROGM) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Dal 2006, il Piano Nazionale di controllo opera per coordinare le attività delle Autorità sanitarie regionali e provinciali, in conformità con i regolamenti europei 1829/2003, 1830/2003 e il più recente regolamento UE 625/2017. L’obiettivo primario rimane la verifica del rispetto dei requisiti di etichettatura e la sicurezza alimentare nel settore dei prodotti geneticamente modificati.

I dati relativi all’attività svolta nel 2024 – come si legge nella Relazione specifica – delineano un quadro di sostanziale stabilità rispetto agli anni precedenti, confermando la piena efficacia delle procedure di verifica lungo l’intera filiera. Su un totale di 640 campioni prelevati e analizzati sul territorio nazionale, la percentuale di campioni positivi alla presenza di OGM è stata infatti del 4,7%. Un dato di particolare rilievo tecnico è l’assenza totale di campioni non conformi: questo significa che, nei casi in cui è stata rilevata la presenza di OGM, questa rientrava nei limiti di tolleranza o rispettava gli obblighi di dichiarazione previsti dalla normativa vigente.

Parallelamente ai controlli territoriali, un ruolo tecnico di primo piano è svolto dai Posti di Controllo Frontaliero (PCF), che rappresentano il primo presidio sanitario per le merci provenienti da Paesi terzi. Nel corso dell’anno, i PCF hanno effettuato 127 campionamenti, i quali hanno dato esito regolare in ogni singola istanza. Tale evidenza sottolinea l’accuratezza nelle procedure di importazione e la corretta applicazione dei protocolli di controllo alla nazionalizzazione dei prodotti.

Il supporto analitico è garantito da una rete di laboratori pubblici che, sotto il coordinamento del Laboratorio nazionale di riferimento presso l’IZS del Lazio e della Toscana, ha processato complessivamente 767 campioni. La sinergia tra l’attività dei laboratori e la vigilanza degli operatori del settore alimentare – i quali monitorano le fasi che vanno dall’approvvigionamento delle materie prime alla commercializzazione del prodotto finito – assicura la piena tracciabilità dei flussi.

In conclusione, le rilevazioni del 2024 confermano che sul mercato alimentare italiano la presenza di OGM autorizzati rimane estremamente contenuta e a concentrazioni minime. Il rispetto rigoroso degli obblighi di etichettatura garantisce la trasparenza informativa dovuta al consumatore, consolidando un modello di gestione del rischio basato su evidenze scientifiche e controlli capillari.

Endometriosi, conoscerla per gestirla con efficacia

In Italia 3 milioni di donne soffrono di questa patologia. La comunità scientifica punta su diagnosi non invasive, cure personalizzate e attenzione specifica per le adolescenti. Il ruolo della prevenzione

Marzo è il mese mondiale dedicato alla consapevolezza dell’endometriosi, una patologia cronica diffusa, ma troppo spesso sottodiagnosticata. In Italia, si stima che colpisca circa 3 milioni di donne, con una prevalenza tra il 10% e il 15% della popolazione femminile in età fertile.

A livello globale, l’Oms indica che circa 190 milioni di donne convivono con questa condizione: il 10% della popolazione femminile mondiale. Questi dati rappresentano probabilmente solo una parte del fenomeno a causa di un ritardo diagnostico che, in Europa, si attesta tra i 7 e i 10 anni: un intervallo in cui la malattia può progredire, compromettendo seriamente la qualità della vita e la fertilità.

L’endometriosi è caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori della cavità uterina. Questo tessuto reagisce agli stimoli ormonali del ciclo mestruale: si ispessisce, si sfalda e sanguina. Non potendo fuoriuscire dal corpo, causa infiammazioni croniche, aderenze e dolore pelvico acuto.

Per migliorare la gestione della patologia, la European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) ha aggiornato le linee guida, pubblicate su Human Reproduction Open, introducendo punti chiave che ridefiniscono l’approccio clinico.

Per decenni, la laparoscopia è stata il “gold standard” diagnostico; oggi gli esperti suggeriscono un cambio di paradigma riservandola ai casi in cui le tecniche di imaging – come ecografia e risonanza magnetica – risultino negative ma i sintomi persistano, o qualora i trattamenti farmacologici non diano benefici.

Un esito negativo agli esami di imaging non esclude a priori la malattia, specialmente nelle forme iniziali. Allo stato attuale, non esistono biomarcatori ematici validi per una diagnosi certa, rendendo l’occhio del clinico ancora lo strumento più prezioso.

Sebbene il picco di diagnosi avvenga tra i 25 e i 35 anni, la malattia può manifestarsi già nelle giovanissime, subito dopo il primo ciclo mestruale. Nelle adolescenti, sintomi come dolore pelvico, nausea, disturbi urinari o intestinali e una familiarità sono campanelli d’allarme.

Spesso il dolore mestruale viene normalizzato, portando a trascurare segnali di una patologia organica. Intervenire tempestivamente è cruciale non solo per gestire il dolore, ma anche per prevenire danni permanenti e preservare la fertilità.

La prevenzione primaria resta complessa poiché le cause esatte sono ancora oggetto di studio. Una forte predisposizione genetica è certa: il rischio è significativamente più alto se si hanno parenti di primo grado affette. Nonostante ciò, si raccomanda di limitare i test genetici alla ricerca pura. Sulla prevenzione secondaria, la comunità scientifica consiglia stili di vita corretti e dieta antinfiammatoria che, pur non rappresentando una cura definitiva, aiutano a modulare la risposta dell’organismo alla malattia.

È necessario, infine, dissipare i timori eccessivi sul legame endometriosi-tumori. Esiste un lieve aumento del rischio relativo per alcune neoplasie, ma i valori assoluti rimangono contenuti. Ad esempio, il rischio di tumore all’ovaio passa dall’1,3% della popolazione generale al 2,5% nelle donne con endometriosi; dati simili si riscontrano per tiroide e seno. La raccomandazione è di garantire una corretta informazione e seguire i normali protocolli di prevenzione oncologica, con valutazioni personalizzate caso per caso.

Infine la cura. L’endometriosi non è una malattia fotocopia: il trattamento va adattato alla paziente, bilanciando efficacia e desideri riproduttivi. Le terapie ormonali (progestinici, contraccettivi combinati o agonisti del GnRH) sono la prima linea per controllare il dolore. Nelle donne resistenti ai farmaci, la chirurgia mininvasiva resta un’opzione fondamentale, mirata alla rimozione delle lesioni e al ripristino dell’anatomia pelvica.

In sintesi, la sfida si gioca sulla multidisciplinarità per restituire dignità e qualità di vita a milioni di donne.

Salute orale, prevenzione fondamentale per proteggere il corpo dalle cronicità

La Giornata Mondiale della Salute Orale, celebrata ogni 20 marzo, rappresenta un richiamo globale alla responsabilità individuale e collettiva.

Lo slogan “A Happy Mouth is… A Happy Body” sintetizza perfettamente lo spirito di questa giornata: la bocca non è un compartimento isolato, bensì la porta d’accesso principale al nostro organismo.

Trascurare la salute del cavo orale significa ignorare un focolaio infiammatorio che può avere ripercussioni su cuore, polmoni e metabolismo. Oggi, la sfida odontoiatrica moderna si è così spostata dalla semplice riparazione del danno alla comprensione profonda di queste interconnessioni.

I dati epidemiologici mondiali delineano un quadro di emergenza cronica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le patologie orali colpiscono circa 3,5 miliardi di persone, rendendole le malattie non trasmissibili più diffuse al mondo.

La carie dentaria nei denti permanenti interessa oltre 2 miliardi di individui, mentre la parodontite grave – un’infiammazione cronica che distrugge i tessuti di supporto del dente – colpisce circa il 19% della popolazione adulta globale. Questo significa che oltre un miliardo di persone convive con il rischio concreto di edentulismo (la perdita dei denti), con gravi conseguenze sulla nutrizione e sull’autostima.

giornata mondiale della salute oraleIn Italia, la situazione riflette queste criticità. Nonostante una maggiore sensibilità rispetto al passato, la carie colpisce ancora il 60% di bambine e bambini sotto i 12 anni.

Tra le persone adulte, la parodontite è una minaccia sottovalutata: circa il 40% della popolazione sopra i 40 anni presenta segni di sofferenza gengivale.

Il dato più preoccupante riguarda però la prevenzione: circa il 50% dichiara di non essersi recato dal dentista nell’ultimo anno, spesso per ragioni economiche o per il persistere della “odontofobia”, il timore del dolore legato alla poltrona del dentista.

La rivoluzione tecnologica dell’odontoiatria

La ricerca scientifica più recente ha confermato che le malattie gengivali sono strettamente connesse a diverse patologie sistemiche.

I batteri responsabili della parodontite possono entrare nel flusso sanguigno, scatenando o aggravando stati infiammatori in organi distanti.

È ormai accertato, ad esempio, che il diabete e la parodontite si alimentano a vicenda: il diabete non controllato peggiora la salute delle gengive, e una bocca infiammata rende più difficile la gestione della glicemia.

Altrettanto solido è il legame con le malattie cardiovascolari: l’infiammazione cronica del cavo orale è associata a un aumento del rischio di aterosclerosi e infarto.

Non meno rilevanti sono le connessioni con le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, e con le complicanze in gravidanza, dove le infezioni orali sono correlate a un maggior rischio di parti pretermine. La bocca, dunque, funge da campanello d’allarme per l’intero sistema immunitario.

Per invertire questi trend, l’odontoiatria sta vivendo una rivoluzione tecnologica. La diagnosi precoce non si affida più solo allo specchietto e alla sonda, ma a strumenti digitali avanzati.

L’uso di scanner intraorali permette di monitorare nel tempo l’usura dei denti e le recessioni gengivali con precisione micrometrica, mentre la radiografia digitale 3D riduce drasticamente l’esposizione alle radiazioni offrendo una visione totale delle strutture ossee.

Inoltre, la ricerca sui biomarcatori salivari sta aprendo scenari avveniristici: in futuro, un semplice test della saliva potrebbe non solo rilevare la predisposizione alla carie, ma anche segnalare precocemente indicatori di malattie sistemiche o tumori del cavo orale, che in Italia contano circa 9.000 nuovi casi ogni anno, spesso diagnosticati troppo tardi.

La Giornata Mondiale della Salute Orale deve servire a scardinare l’idea del dentista come “medico dell’urgenza”. Investire in una seduta di igiene professionale e in un controllo periodico non è un costo, ma un risparmio: un’adeguata prevenzione riduce la spesa sanitaria individuale e pubblica e, soprattutto, preserva la funzionalità di un apparato fondamentale per la fonazione, la masticazione e la vita sociale.

La parola al Presidente [Anno 13, N.3]

Marzo è il mese della donna. Anche per questo Welfare 24 ha deciso di occuparsi di una patologia prettamente femminile, l’endometriosi, che per essere gestita con efficacia va conosciuta approfonditamente. La comunità scientifica, oggi, punta sempre più su diagnosi non invasive, cure personalizzate e attenzione specifica per le adolescenti.

Ampio spazio anche alla salute orale, visto che la Giornata Mondiale è stata celebrata il 20 marzo. Trascurare la salute del cavo orale significa ignorare un focolaio infiammatorio che può avere ripercussioni su cuore, polmoni e metabolismo.

Di grande importanza, in questo ambito, le raccomandazioni del Ministero della Salute che hanno l’obiettivo principale di ridurre l’incidenza di carie e parodontopatie. La prevenzione primaria, come sempre, viene prima di tutto.

Infine, due temi chiave relativi all’alimentazione.

Il primo è quello degli OGM e della sicurezza alimentare, in cui l’Italia risulta promossa anche nel 2024.

Il secondo è l’avvio del primo monitoraggio nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità per mappare le patologie della nutrizione.

Cancro, a 5 anni dalla diagnosi sopravvive il 70%

Il dato, elaborato dall’American Cancer Society, è in netto aumento rispetto al 1971, quando si fermava al 50%. Tre i fattori chiave: meno fumo, più screening e nuove cure sempre più efficaci.

Il tasso di sopravvivenza dei malati di cancro a cinque anni dalla diagnosi tocca il 70%: un record e, soprattutto, un progresso straordinario rispetto al 1971 quando solo metà dei pazienti e delle pazienti oncologiche superava questa barriera temporale. Queste statistiche, decisamente confortanti, arrivano dall’ultimo rapporto dell’American Cancer Society, che sottolinea come questo trend sia merito innanzitutto della riduzione del consumo di tabacco: negli Anni Sessanta, circa la metà delle persone a cui veniva diagnosticato un cancro erano fumatori o ex, ma da allora la percentuale di tabagisti e tabagiste negli Usa è scesa dal 44% all’11 per cento.

L’altro fattore cruciale, secondo gli esperti e le esperte dell’American Cancer Society, è la diagnosi precoce. Qualche esempio? Lo screening con mammografia per il cancro al seno, Pap test e ora HPV-DNA test per la cervice uterina, test per la ricerca del sangue occulto nelle feci per il colon-retto, Tac spirale per il polmone e Psa per la prostata. Scoprire una neoplasia in stadio iniziale, infatti, è un fattore determinante sia per accrescere le speranze di guarigione, sia per ricevere trattamenti meno invasivi.

Terzo e ultimo fattore a giocare a favore della sopravvivenza dei malati di cancro è l’arrivo di nuove terapie, che rappresentano un supporto importante anche per i pazienti e le pazienti metastatiche.

Le statistiche americane evidenziano maggiori progressi in alcuni tipi di cancro:

  • seno, colon e prostata, ad esempio, dove sono cresciute molto le diagnosi precoci e sono arrivate numerose nuove terapie efficaci;
  • polmone, dove il tasso di sopravvivenza globale per la malattia metastatica è quintuplicato (passando dal 2% al 10%) grazie all’introduzione di nuovi farmaci;
  • infine un tumore del sangue, il mieloma multiplo, per il quale la sopravvivenza è passata dal 32% negli anni ‘90 al 62% attuale.

Illustrazione medica 3D di cellule tumorali al microscopio con un mirino grafico incentrato sulla cellula principale.

I progressi realizzati in America sono equiparabili a quelli italiani? Assolutamente sì. Anzi, nel nostro Paese la sopravvivenza è migliore che nel resto d’Europa e si registra un calo costante dei decessi per cancro, con un calo accertato del 9% negli ultimi 10 anni.

Come negli Usa, i meriti delle vite salvate vanno distribuiti fra le campagne di prevenzione, gli screening per la diagnosi precoce e l’arrivo di nuove cure, come la cosiddetta target therapy e immunoterapia. Ovviamente, anche per l’Italia le percentuali variano a seconda del tipo di cancro. Ad esempio, la sopravvivenza per il tumore al seno supera spesso l’85-90% a cinque anni, mentre per tumori più aggressivi, come quello al polmone, la sopravvivenza è decisamente inferiore (pur essendo in netto aumento). La buona notizia è che una porzione significativa di pazienti, circa il 27% (con variazioni tra maschi e femmine), raggiunge un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale dopo la diagnosi, arrivando a definire il tumore come una malattia cronica o curabile.

Salute, il 42% delle persone cerca sul web con l’AI

Come primo strumento di informazione online resiste Google con il 73%, ma tra i giovani l’intelligenza artificiale ha già realizzato il sorpasso e viene usata anche per verificare l’operato dei medici.

Il 94% degli italiani cerca informazioni mediche online. Il 43% usa già ChatGPT e l’AI generativa per la salute. Il 14% modifica le terapie senza consultare il medico.

Sono questi i dati che emergono da “Salute Artificiale”, la prima ricerca in Italia a misurare scientificamente come l’Intelligenza Artificiale stia trasformando il rapporto degli italiani e delle italiane con la salute e con il personale medico.

Lo studio è stato realizzato dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido e dimostra dunque una trasformazione già in atto, profonda e per molti versi inattesa.

Premessa: cercare online informazioni sulla salute è cosa piuttosto frequente, se non la norma. Tuttavia, sono i numeri a impressionare: il 94,2% della popolazione si documenta su sintomi, malattie e terapie attraverso internet e AI. Di questi, oltre la metà (53,3%) lo fa con frequenza regolare. Il numero davvero “rivoluzionario” è però quello che riguarda l’AI generativa: il 42,8% degli italiani e delle italiane la usa per informarsi sulla propria salute, facendola così diventare il secondo strumento dopo Google (73,5%).

Differenze importanti emergono tra le varie generazioni. Nei giovani e nelle giovani tra 18 e 34 anni l’AI ha già superato Google: 72,9% contro il 57,4%. Tra gli over 54, i rapporti di forza si invertono: Google stravince con il 93,1% mentre l’Intelligenza Artificiale arriva al 26,1%.

Così la visita medica non è più un momento isolato. L’85,7% degli italiani e delle italiane consultano internet o l’AI prima o dopo l’appuntamento con il medico. Il 63,9% ha utilizzato informazioni trovate online per verificare la diagnosi o la terapia suggerita dal medico.