Assidai con 5xcare a Race for the Cure 2026

Con Fasi, IWS, DataHubs e Progesa, Assidai ha partecipato attivamente all’iniziativa di sport e salute promossa da Komen Italia, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui tumori al seno

Assidai ha partecipato per il secondo anno consecutivo alla più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo organizzata dall’associazione non profit Komen Italia. Si tratta della Race for the Cure 2026, un evento di sport, salute e solidarietà che focalizza l’attenzione su una tematica molto importante e che quest’anno ha raggiunto la 27ma edizione.

Le protagoniste della Race for the Cure sono state come sempre le Donne in Rosa, donne che stanno affrontando o hanno affrontato il tumore del seno che, con la loro speciale maglia rosa, hanno sensibilizzato l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione mandando un forte messaggio di incoraggiamento alle oltre 56.000 donne che in Italia ogni anno si confrontano, con grande coraggio e determinazione, con questa malattia.

La manifestazione, che si è tenuta al Circo Massimo di Roma dal 7 al 10 maggio, ha visto la partecipazione congiunta di Assidai con Fasi, IWS, DataHubs e Progesa. Domenica 10 maggio tutti i partner – insieme al personale e alle loro famiglie – hanno partecipato al percorso amatoriale con la squadra comune 5XCare.

Allo stesso tempo nei giorni in cui si è svolto l’evento, il Circo Massimo si è trasformato in un villaggio globale della prevenzione con le diverse aree a disposizione.

Tra queste l’Area Medica, dove con l’ausilio delle 8 Unità Mobili della “Carovana della Prevenzione” di Komen Italia, sono stati offerti gratuitamente esami strumentali e clinici per la diagnosi precoce dei tumori del seno e di altre patologie prevalenti nelle donne (tumori ginecologici, della tiroide, della pelle, del cavo orale, del retto-ano, patologie del fegato, patologie cardiache e delle vie respiratorie), oltre a valutazioni sull’idoneità fisica alla pratica sportiva, controlli visivi e consulenze su nutrizione, corretti stili di vita e menopausa.

Scopri tutte le news dell’evento, dalle passate edizioni a oggi!

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Ipertensione, sfida globale per la prevenzione

Colpisce 1,4 miliardi di persone ma solo una su quattro riesce a tenerla sotto controllo

Oltre 1,4 miliardi di persone a livello globale convivono con l’ipertensione e solo una su quattro riesce a tenerla sotto controllo. È questo dato, fornito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che spiega perché il 17 maggio viene celebrata la Giornata dell’ipertensione, accendendo l’attenzione su una delle principali emergenze sanitarie globali e nazionali: la pressione arteriosa elevata, ancora oggi prima causa prevenibile di morte nel mondo.

Grafica ufficiale della World Hypertension Day 2026 del 17 maggio dedicata al controllo dell’ipertensione

Si tratta infatti di una condizione spesso priva di sintomi, il cosiddetto “killer silenzioso”, ma che aumenta in modo significativo il rischio di infarto, scompenso cardiaco, ictus e insufficienza renale. In Italia, l’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di morte nel nostro Paese: circa il 30% dei decessi e un impatto economico superiore ai 20 miliardi di euro tra costi sanitari diretti e perdita di produttività. Un carico in larga parte evitabile, intervenendo in modo tempestivo su prevenzione e diagnosi precoce.

“Nonostante le evidenze e gli strumenti disponibili, la prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari in Italia resta frammentata e disomogenea, con forti differenze tra Regioni nell’accesso agli screening e alle opzioni di trattamento più efficaci e innovative. Intervenire in modo strutturato sulla prevenzione primaria e secondaria, definendo percorsi di diagnosi e trattamento precoce sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, permetterebbe di individuare precocemente i fattori di rischio, e ridurre eventi aritmici, infarto, scompenso cardiaco e ictus con un complessivo impatto significativo sulla mortalità cardiovascolare”, hanno dichiarato le principali società scientifiche italiane di cardiologia, ovvero ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), AIAC (Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione), Società italiana di cardiologia interventistica (Gise), ITACARE-P e Società italiana di cardiologia (SIC). Quindi, proseguono gli esperti, “è necessario rafforzare il ruolo del territorio e avviare un programma nazionale di screening cardiovascolare e percorsi diagnostico-terapeutici, accessibili e uniformi, per intercettare e trattare precocemente le persone a rischio, in modo da migliorare gli esiti di salute”.

Come detto, a livello globale si stima che oltre 1,4 miliardi di persone tra i 30 e i 79 anni soffrano di ipertensione, ma circa la metà non è consapevole della propria condizione e solo una minoranza riesce a mantenere valori pressori adeguatamente controllati.

Anche in Italia la diffusione della patologia è molto elevata. Secondo i dati della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA) circa un italiano su tre è iperteso, una condizione che aumenta significativamente con l’età e rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica. In alcuni pazienti, nonostante le modifiche dello stile di vita e le cure farmacologiche, i valori pressori possono rimanere elevati, configurando quadri di ipertensione difficile da controllare: una condizione particolarmente rilevante perché associata a un aumento significativo del rischio di eventi cardiovascolari maggiori.

Neurosviluppo, una Giornata nazionale per tutelarlo

I disturbi neuropsichici di infanzia e adolescenza sono molto aumentati ma restano poco noti. La Giornata Nazionale vuole sensibilizzare la popolazione sull’importanza dello sviluppo neuropsicologico

Il neurosviluppo è quel complesso processo di crescita che, dal concepimento, conduce a un armonico sviluppo emotivo, motorio, cognitivo e sociale nella giovane età adulta, attraverso l’intreccio continuo di componenti genetiche, neurobiologiche e ambientali specifiche per ogni età.

Molto si può fare per promuovere il neurosviluppo in tutte le bambine e i bambini, le adolescenti e gli adolescenti e sostenere una crescita armonica e serena, così come per intervenire quando compaiono difficoltà.

I disturbi del Neurosviluppo sono molto aumentati negli ultimi anni, ma sono ancora poco conosciuti dalla maggior parte delle persone. Possono comparire fin dai primi anni di vita – come per l’autismo, i disturbi di linguaggio e apprendimento, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’epilessia – oppure rendersi evidenti nell’adolescenza, con disturbi psichiatrici importanti come la schizofrenia e la depressione.

Sia la promozione del neurosviluppo sia gli interventi per la cura dei disturbi ad esso correlati sono ad oggi grandemente trascurati e non ricevono le risposte di cui avrebbero bisogno.

Per questo motivo, la Società Italiana di Neuro-psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ha lanciato l’11 maggio la Giornata Nazionale per la promozione del neurosviluppo, una giornata caratterizzata dai colori dell’arcobaleno, tesi a rappresentare sia l’incredibile varietà degli aspetti coinvolti nel neurosviluppo e nei disturbi ad esso connessi, sia la necessità di bimbe e bimbi di vivere in tempi di pace.

Proprio i colori dell’arcobaleno sono il simbolo ufficiale della giornata. Ogni colore rappresenta una dimensione diversa dello sviluppo, a ricordare che non esiste un’unica traiettoria, ma che la crescita è un percorso individuale e soggettivo.

Per Assidai “Il domani non si improvvisa”

Al via la nuova campagna di comunicazione del Fondo che mette al centro le esigenze del management. Focus su innovazione, visione e pragmatismo per presentare la mission e i valori in modo fresco e diretto

Da oltre 35 anni Assidai è presente sul mercato per prendersi cura del benessere di dirigenti, quadri, alte professionalità e delle loro famiglie. La nuova campagna di comunicazione, improntata a innovazione, visione e pragmatismo, ha un titolo molto chiaro ed evocativo: “Il domani non si improvvisa”.

Perché il suo obiettivo è quello di rafforzare l’awareness e l’immagine del Fondo, come partner di lungo periodo, e comunicare quanto sia fondamentale l’adesione ad Assidai per la salute e la serenità del management che, ogni giorno, deve prendere decisioni importanti in contesti aziendali sempre più complessi.

Tutto ciò evidenziando anche quanto Assidai sia rilevante in termini di tutela non solo per la persona che si iscrive ma anche per tutto il nucleo familiare.

Iscriversi ad Assidai non significa semplicemente poter usufruire dei servizi offerti da un fondo sanitario, vuol dire soprattutto compiere una scelta consapevole, strategica e responsabile per il proprio domani e quello della propria famiglia. Per questo, facendo leva sui valori e le caratteristiche della classe dirigente – orientata al dover prendere decisioni importanti ogni giorno, all’assunzione di responsabilità e alla pianificazione del domani e, quindi, del futuro – è stato sviluppato il concept: “Il domani non si improvvisa”.

Il pensiero che ha originato il concept creativo? La necessità di far emergere concetti chiave come visione, metodo e responsabilità tipici di Assidai, costituito da Federmanager, gestito da manager e indirizzato alla dirigenza e alle loro famiglie. Altrettanto importante è stato far emergere i valori distintivi: l’assenza di selezione del rischio, l’impossibilità di recesso unilaterale dell’iscrizione e l’assenza di limiti di età di ingresso e di permanenza nel Fondo, che garantiscono una tutela inclusiva e per tutta la vita. Infine, era necessario evidenziare come per il Fondo la salute delle persone iscritte sia prioritaria, grazie alla possibilità di utilizzare un network di medici e strutture sanitarie convenzionate di eccellenza.

Mettere le persone di cui Assidai si prende cura al centro è stato un punto nodale della nuova campagna di comunicazione. Nasce da questa consapevolezza l’idea di declinare il concept creativo in tre diversi soggetti così da evidenziare le persone a cui il Fondo si rivolge attraverso un’equa rappresentazione di genere, valorizzando l’assistenza sanitaria anche per i familiari.

Un impianto visivo che permette alla dirigenza di immedesimarsi e di provare da subito un senso di appartenenza. Ciascun soggetto è supportato da uno specifico body copy che racconta concretamente quelle che sono le peculiarità e i valori del Fondo.

Di seguito si presenta la nuova campagna di comunicazione Assidai.

Piano Ue sulle malattie cardiovascolari: punta a ridurre la mortalità del 25%

Se ne è parlato lo scorso 12 maggio in un convegno tenutosi a Roma nella sede del Senato

L’Unione Europea lancia un maxi-piano per la salute cardiovascolare e l’Italia si impegna a raggiungere il principale obiettivo fissato dalla Commissione Ue: ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035.

I numeri, del resto, parlano chiaro: queste malattie continuano a rappresentare la principale causa di morte in Italia e in Europa, con un impatto crescente sulla salute pubblica, sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.

Nel nostro Paese provocano 25 morti ogni ora, oltre 220mila ogni anno, e sono responsabili del 30,9% di tutti i decessi. A livello europeo coinvolgono oltre 62 milioni di persone nei 27 Stati membri, generando un costo economico stimato in più di 280 miliardi di euro l’anno tra spesa sanitaria, assistenza e perdita di produttività.

Il dato più significativo resta tuttavia quello legato alla prevenzione: secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) fino all’80% delle morti cardiovascolari potrebbe essere evitato attraverso diagnosi precoce, corretti stili di vita e percorsi di cura tempestivi ed efficaci.

Tutto ciò è stato al centro del dibattito che, nelle scorse settimane, si è tenuto nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede del Senato.

Piano Ue sulle malattie cardiovascolari fedele de lillo

Il focus è stato sul cosiddetto “Safe hearts plan”, ovvero il Piano europeo per la salute cardiovascolare pubblicato dalla Commissione europea nel dicembre 2025. Il Piano, promosso dall’Ue per affrontare in modo coordinato la più grande emergenza sanitaria del continente, individua tre direttrici prioritarie di intervento: prevenzione, diagnosi precoce e screening, miglioramento delle cure. E, appunto, definisce un obiettivo ambizioso ma sicuramente molto chiaro: ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035.

Gli stili di vita corretti sono fondamentali per la prevenzione

Il “Safe Hearts Plan” – si legge nei documenti comunitari – è il primo approccio in assoluto della Ue alla lotta contro le malattie cardiovascolari e fa parte dell’Unione europea della salute. Esso affronta le principali sfide in tutto il Vecchio Continente relative alle malattie cardiovascolari, concentrandosi sulle esigenze particolari dei gruppi vulnerabili della popolazione, come le bambine e i bambini, i giovani e le donne.

Inoltre, sostiene gli Stati membri e i portatori di interessi per la promozione della salute e nella prevenzione, l’individuazione precoce e lo screening, le cure e l’assistenza (compresa la riabilitazione) per le malattie cardiovascolari.

La prevenzione, si aggiunge, è il modo più efficace sotto il profilo dei costi per affrontare l’onere delle malattie cardiovascolari e i principali fattori di rischio come il diabete e l’obesità. Poiché i decessi per cause cardiovascolari sono otto volte superiori in alcuni Stati membri rispetto ad altri, il piano “Safe Hearts” sosterrà gli Stati membri nell’elaborazione di piani nazionali per la salute cardiovascolare e aiuterà quelli che già ne hanno uno ad attuarlo ulteriormente.

Stili di vita corretti, a partire dalle abitudini alimentari, sono ovviamente fondamentali: osservarli, come noto, permette di realizzare già una fetta importante della prevenzione primaria, il principale strumento a nostra disposizione per evitare l’insorgenza delle malattie croniche, la prima causa di morte a livello globale.

La parola al Presidente [Welfare 24 – Anno 13, N.5]

Ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035. È questo l’ambizioso obiettivo del maxi piano lanciato dall’Unione europea e condiviso dall’Italia.

Come sappiamo, si tratta di patologie che continuano a rappresentare la prima causa di decesso a livello globale e un impegno forte è più che mai necessario, ovviamente anche sul fronte della prevenzione primaria, su cui Assidai è da sempre in prima linea.

Ci occupiamo poi della Giornata Mondiale dell’ipertensione, argomento strettamente correlato alle malattie cardiovascolari, e della tematica, a volte sottovalutata, del neurosviluppo.

Spazio anche a due temi che riguardano Assidai. Il primo è la nostra nuova campagna di comunicazione, “Il domani non si improvvisa”, che mette al centro le esigenze del management, con un focus su innovazione, visione e pragmatismo, per presentare la mission e i valori in modo fresco e diretto.

Il secondo è la partecipazione di Assidai a Race for the Cure 2026, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia, che ha previsto importanti iniziative in termini di prevenzione.

Parkinson, verso il raddoppio dei casi nel 2050

Tra le ragioni, il progressivo invecchiamento della popolazione e le scarse conoscenze sulla causa della patologia. Le iniziative e la nuova survey dell’Istituto Superiore di Sanità

In Italia ci sono attorno a 300mila persone con Parkinson e circa 600 mila familiari: questa malattia costituisce per impatto sanitario e sociale la seconda patologia neurodegenerativa dopo la demenza e si stima in Italia un costo annuo complessivo di circa 8 miliardi e mezzo di euro.

È quanto emerge dai numeri dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che evidenzia come entro il 2050 il numero di casi raddoppierà solo in parte a causa del progressivo invecchiamento della popolazione generale ma anche perché i determinanti causali sono essenzialmente ancora ignoti e non sono quindi ancora disponibili strategie di prevenzione efficaci.

A tal proposito, va ricordato che la malattia di Parkinson è inserita nel Piano nazionale della cronicità approvato, nella nuova edizione, in Conferenza Unificata il 23 ottobre 2025. E che l’Istituto Superiore di Sanità sta contribuendo alle attività promosse dal Tavolo di lavoro nazionale promosso dalla Confederazione Parkinson Italia che coinvolge associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni ed esperti di diverse professionalità.

Due risultati concreti sono stati già raggiunti.

Sono state redatte le prime linee di indirizzo nazionali per i Percorsi diagnostici assistenziali del Parkinson che mirano a superare l’attuale disomogeneità territoriale e a offrire alle Regioni e Province autonome uno standard di qualità a cui adeguarsi.

Il secondo risultato è la stesura di un protocollo di studio per l’avvio della più ampia indagine nazionale mai condotta in Italia sui principali bisogni clinico-assistenziali delle persone con Parkinson e dei loro familiari. La survey, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, verrà condotta nei prossimi mesi e i risultati saranno disponibili entro la fine dell’anno.

Allarme alcol: a rischio 8 milioni di persone in Italia

Secondo l’Osservatorio Nazionale gli stili di consumo stanno diventando più rischiosi fin dai giovanissimi. Difficile intercettare i soggetti precoci: il rischio è un aumento delle cronicità

Il rapporto 2024 dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) delinea un quadro allarmante sui consumi di alcol in Italia, evidenziando un progressivo abbandono del modello tradizionale mediterraneo a favore di stili più rischiosi.

Sono circa 36 milioni gli italiani e le italiane che consumano alcolici, ma il dato più critico riguarda gli 8 milioni di persone (21,8% degli uomini e 9,1% delle donne sopra gli 11 anni) che lo fanno mettendo a rischio la propria salute. Tra queste, 730mila hanno già sviluppato danni fisici o mentali correlati, ma solo una minima parte (l’8,3%) è attualmente presa in carico dal Servizio Sanitario Nazionale, evidenziando un grave deficit nell’intercettazione precoce dei soggetti fragili.

Il fenomeno del binge drinking (consumo di grandi quantità di alcol in breve tempo con l’obiettivo dell’ubriachezza) è in forte ascesa: coinvolge oggi 4,45 milioni di persone.

L’incremento è particolarmente drammatico tra la popolazione femminile, dove in dieci anni si è registrato un aumento dell’84%. Parallelamente, crescono i consumi fuori pasto tra le donne, che raggiungono il 24,6%. Questo cambiamento espone le donne a rischi specifici, come l’aumento del rischio di tumore alla mammella, tema su cui l’ISS sollecita una comunicazione più capillare e urgente.

I giovani rimangono una fascia ad altissima vulnerabilità: si contano 1,27 milioni di consumatori a rischio tra gli 11 e i 24 anni, di cui ben 580mila minorenni. Anche tra le persone anziane (over 65) le criticità sono elevate, con 2,45 milioni di soggetti a rischio. In questa fascia, l’alcol è spesso legato a consumi abituali eccedentari di vino, rendendoli uno dei target meno raggiunti dalle campagne di prevenzione.

Per contrastare questa emergenza, l’ISS promuove l’adozione dell’IPIB (Identificazione precoce e intervento breve), una strategia volta a formare il personale sanitario per intercettare i consumatori a rischio prima che i danni diventino cronici.

La sfida per il futuro consiste nel rafforzare la prevenzione e migliorare l’accesso ai servizi, puntando su una maggiore consapevolezza dei rischi sociali e sanitari legati a un consumo che è sempre meno conviviale e sempre più compulsivo.

Salute, la Giornata mondiale punta su approccio “One Health”

L’obiettivo principale è promuovere un cambio di paradigma globale basato sulla consapevolezza che il benessere umano, animale e ambientale siano indissolubilmente legati tra loro

La Giornata Mondiale della Salute 2026, celebrata lo scorso 7 aprile, segna l’inizio di una campagna cruciale intitolata “Insieme per la salute. Al fianco della scienza”. L’obiettivo principale è promuovere un cambio di paradigma globale attraverso l’approccio “One Health”, un modello basato sulla consapevolezza che la salute umana, animale e ambientale siano indissolubilmente legate tra loro. In un mondo sempre più interconnesso, l’equilibrio degli ecosistemi e il benessere delle piante e degli animali non sono più temi separati dalla medicina umana, ma pilastri fondamentali per garantire la sicurezza sanitaria globale.

L’approccio One Health si traduce in azioni concrete e multidisciplinari: dalla creazione di sistemi di sorveglianza integrati che monitorino simultaneamente i dati clinici e quelli veterinari, alla condivisione dei rischi tra i settori della sanità, dell’agricoltura e dell’ambiente. Come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’esperienza della pandemia di COVID-19 ha dimostrato che la preparazione alle future minacce dipende dalla capacità di costruire ponti tra diversi ambiti scientifici e di cooperare a livello internazionale per individuare tempestivamente i focolai epidemici.

Uno degli esempi più urgenti dell’applicazione di questa strategia è la lotta all’antibiotico-resistenza. La diffusione di batteri resistenti ai farmaci è una minaccia silenziosa che mette a rischio soprattutto le persone fragili. Affrontare questa sfida richiede non solo la ricerca di nuovi farmaci, ma anche una gestione responsabile degli antibiotici negli allevamenti e una promozione capillare delle vaccinazioni e delle norme igieniche.

Infine, il successo di queste strategie dipende da un elemento immateriale ma decisivo: la fiducia nella scienza. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità è essenziale ricostruire il legame tra comunità scientifica e opinione pubblica attraverso una comunicazione trasparente. Solo coinvolgendo attivamente la popolazione e fornendo linee guida basate su prove scientifiche indiscutibili sarà possibile adottare comportamenti consapevoli e costruire un modello di tutela della salute davvero resiliente e collaborativo.

Il Parkinson una sfida medica e sociale: progressi grazie a cure personalizzate

Intervista al Professor Antonini: “Questa malattia deriva da fattori genetici e ambientali”

Il Parkinson è una sfida medica, sociale ed economica: ad oggi abbiamo registrato progressi significativi e possiamo continuare a farlo. Ne è convinto il Professor Angelo Antonini, Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Neurodegenerative presso la Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova.

L’11 aprile è stata celebrata la Giornata mondiale contro il Parkinson. Qual è il significato di questa giornata e che obiettivi vuole raggiungere?

La Giornata mondiale del Parkinson è prima di tutto un momento di consapevolezza. È l’occasione per ricordare che questa malattia riguarda milioni di persone nel mondo e che non coinvolge solo chi riceve la diagnosi, ma intere famiglie. L’obiettivo è duplice: da un lato sensibilizzare l’opinione pubblica, riducendo stigma e disinformazione; dall’altro richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di investire in ricerca, migliorare l’assistenza e percorsi di cura con un approccio multidisciplinare in linea con quello che è il piano nazionale della cronicità del Ministero della Salute. Parlare di Parkinson significa parlare di qualità della vita, autonomia, dignità e accesso alle terapie: temi che devono restare al centro del dibattito sanitario.

Quali sono, se note, le principali cause del Parkinson? Quali restano i principali “misteri” di questa malattia e come possono, se scoperti, aiutare a trovare una cura?

Il Parkinson è una malattia complessa e multifattoriale che coinvolge non solo il sistema nervoso centrale ma tutti gli organi del corpo. È una malattia sistemica e le alterazioni molecolari possono essere identificate nella cute, nella mucosa intestinale e nasale e nel sangue molti anni prima che i sintomi motori diventino evidenti. Oggi poi sappiamo che il Parkinson deriva dall’interazione tra fattori genetici e ambientali. In circa il 20% dei casi esistono mutazioni genetiche note che aumentano significativamente il rischio, ma nella maggior parte dei pazienti si tratta di un insieme di predisposizioni e fattori esterni ancora non completamente chiariti.

Il grande “mistero” riguarda il motivo per cui alcune cellule del cervello, in particolare quelle che producono dopamina, iniziano a degenerare molti anni prima della comparsa dei sintomi. Comprendere i meccanismi iniziali della malattia è la chiave per passare da terapie sintomatiche a trattamenti realmente in grado di rallentare o fermare la progressione.

Quali sono i sintomi del Parkinson e i principali campanelli d’allarme a cui prestare attenzione?

I sintomi noti sono tremore a riposo, rigidità muscolare, lentezza nei movimenti e difficoltà nell’equilibrio. Tuttavia il Parkinson non è solo una malattia del movimento, anzi. Anni prima della diagnosi possono comparire segni meno evidenti: perdita dell’olfatto, disturbi del sonno, stipsi persistente, depressione o ansia. Riconoscere questi segnali precoci è fondamentale perché ci permette di intervenire prima e seguire meglio l’evoluzione della malattia. Oggi parliamo sempre più di Parkinson come di una patologia sistemica che coinvolge corpo e mente.

Si può fare prevenzione? Se sì in che modo?

Non esiste una prevenzione assoluta, ma possiamo parlare di riduzione del rischio. Numerosi studi indicano che uno stile di vita sano che riduce i processi infiammatori ha un ruolo protettivo: attività fisica regolare, dieta equilibrata di tipo mediterraneo, controllo dei fattori cardiovascolari e stimolazione cognitiva. L’esercizio fisico, in particolare, è oggi considerato in modo analogo alla “terapia non farmacologica”: aiuta il cervello a mantenere plasticità e resilienza, migliorando anche i sintomi nelle persone già diagnosticate.

Quali sono i principali miglioramenti nella cura e nella gestione della malattia che sono stati fatti negli ultimi anni?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a progressi significativi. Le terapie farmacologiche sono diventate più personalizzate e abbiamo a disposizione strategie avanzate, come infusioni continue di farmaci o la stimolazione cerebrale profonda, che consentono di controllare meglio i sintomi nelle fasi più avanzate. La recente autorizzazione delle autorità regolatorie giapponesi all’uso clinico di cellule staminali ingegnerizzate per il trattamento della malattia documenta i grandi progressi della ricerca. Un altro grande passo avanti riguarda la presa in carico multidisciplinare: oggi sappiamo che fisioterapia, logopedia, supporto psicologico e nutrizione sono parte integrante della terapia. Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma di vivere meglio.

Qual è e quale sarà il peso dell’invecchiamento della popolazione sulla diffusione di questa patologia?

Il Parkinson è fortemente legato all’età e, con l’aumento dell’aspettativa di vita, i casi sono destinati a crescere in modo significativo. Alcuni studi parlano già di una vera e propria “pandemia silenziosa”. Questo significa che i sistemi sanitari dovranno prepararsi a gestire un numero sempre maggiore di pazienti, sviluppando reti assistenziali efficienti e sostenibili. La sfida non è solo medica, ma anche sociale ed economica.

La sua ricerca si è concentrata sulle basi genetiche e molecolari delle patologie neurodegenerative e sull’uso delle neuroimmagini per migliorare diagnosi e terapia. Ci può illustrare i principali risultati raggiunti?

Uno dei risultati più importanti è stato contribuire a dimostrare che il Parkinson inizia molti anni prima della diagnosi clinica. Le tecniche di neuroimaging avanzato ci permettono oggi di osservare cambiamenti cerebrali precoci e di distinguere meglio tra diverse forme di parkinsonismo, rendendo la diagnosi più precisa. Parallelamente, gli studi genetici e molecolari hanno aperto la strada alla medicina di precisione: l’idea è identificare sottogruppi di pazienti con caratteristiche biologiche specifiche per offrire terapie mirate che possono agire sui meccanismi molecolari. È un cambiamento di paradigma: stiamo passando da un approccio “uguale per tutti” a una medicina sempre più personalizzata.

Angelo Antonini è Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Neurodegenerative presso la Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. È inoltre Responsabile del Centro Malattie Neurologiche Rare (ERN-RND). È Direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia presso l’Università di Padova.